Saranno soprattutto i cittadini di Lombardia, Lazio, CampaniaSicilia a risentire delle decine di migliaia di pensionamenti attesi tra i medici nei prossimi cinque anni. Di qui al 2022 cesseranno di lavorare 45mila medici, di cui 30mila ospedalieri e 14.908 di famiglia. In Campania ne verranno a mancare 1.619, in Lazio 1.313, in Lombardia 1.802 e in Sicilia 1.396. Circa 14 milioni di italiani rischiano così di rimanere senza medico di base.

A lanciare l’allarme sono stati la Federazione medici di medicina generale (Fimmg) e il sindacato dei medici dirigenti Anaao. Secondo le organizzazioni i partiti “aspirano a governare ma non si occupano di una questione di cruciale importanza per la vita dei cittadini”. I dati, affermano i sindacati, parlano chiaro: al 2028 verranno a mancare 33.392 medici di famiglia e 14.908 sono invece i pensionamenti da qui al 2022. Quanto ai medici del Servizio sanitario nazionale, la situazione non si prospetta migliore: nei prossimi 10 anni ne verranno a mancare per pensionamento 47.284. Inoltre, evidenzia il vice segretario Anaao Carlo Palermo, “l’attuale sistema delle scuole di specializzazione in medicina non garantirà un numero sufficiente di specialisti per il prossimo futuro: oggi, infatti, i posti disponibili sono complessivamente circa 6.500 l’anno, ma secondo le nostre stime ne sarebbero necessari almeno 8.500. A mancare nelle corsie – avverte – saranno a breve soprattutto pediatri, chirurghi, ginecologi e cardiologi”.

Il problema maggiore è che alle uscite non corrisponderanno altrettante, o quanto meno adeguate, entrate: per i medici di base, infatti, le borse per il corso di formazione in medicina generale messe a disposizione sono oggi circa 1.100 l’anno e se il numero rimarrà costante, afferma la Fimmg, ad essere rimpiazzati, al 2028, saranno non più di 11mila medici, mantenendo un saldo in negativo a quella data di oltre 22mila unità. Per i medici del Ssn invece, rileva l’Anaao, fare un calcolo di quanti potranno essere i nuovi medici assunti a fronte delle uscite è molto difficile: da un lato infatti, spiega Palermo, “non sappiamo quando saranno banditi i concorsi da parte delle regioni e per quali numeri, e dall’altro va ricordato che in varie regioni è ancora in atto il blocco del turn-over parziale o totale”.

Per superare le criticità l’Anaao propone di facilitare il precoce ingresso nel Ssn, svincolare il percorso formativo dall’Università, almeno in parte, e prevedere una forma di part time ospedaliero in cui il giovane medico, seguito da un tutor, gradualmente sostituisce l’over 60 che potrà su base volontaria lavorare nel territorio. In più occorre migliorare l’inquadramento previdenziale.  Il numero di contratti di formazione specialistica attuali, in media 6.100, “deve essere incrementato nel prossimo quinquennio, nell’ottica di potenziare le attuali assunzioni nel Ssn di 3.228 medici l’anno. Fatti salvi i 6.105 contratti pagati con l’attuale fondo statale per la formazione specialistica, sarebbe auspicabile che le Regioni contribuissero all’aumento dei contratti di formazione specialistica”, sottolinea l’Anaao.