Che vi siete persi. La scritta sul muro perimetrale di un cimitero napoletano, dopo il primo scudetto di Maradona, mi torna in mente, adesso, per questa generazione non nata, “figlia” della crisi economica. Chissà cosa ci siamo persi, quanti nuovi o nuove talenti, quanti o quante geni erano lì, in potenza, nel buco demografico certificato dall’Istat, per la nona volta consecutiva dal 2008. Una coincidenza temporale che dovrebbe pesare come un macigno sulle coscienze di tutti coloro che hanno creato e contribuito, con la loro gestione sciagurata dell’economia, a spegnere la speranza, la voglia di proiettarsi nel futuro in questo, per ora, decennio perduto. Da 573mila nati a 464mila in un anno. Centinaia di migliaia, se continua così in un paio d’anni un milione di non nati.

Sono cifre da grande pandemia, da guerra mondiale. I nostri governanti del decennio, nelle loro forbite o scalmanate dichiarazioni, nel loro promettere anno dopo anno un ripresa inesistente, nel sottomettere ogni investimento, ogni servizio sociale, ogni spesa, alle fatidiche cifre di Maastricht, hanno sempre trascurato o taciuto questa strage degli innocenti. Napolitano, Berlusconi, Tremonti, Sacconi Monti, Fornero, Letta, Saccomanni, Giovannini, Renzi, Padoan, Poletti, come dei Cadorna sanguinari e ottusi hanno gettato agli ordini di Bruxelles e di Francoforte il paese contro le trincee dell’austerità, ondata dopo ondata, attacco uguale, dopo attacco uguale, misurando la vittoria in irrisori decimali di punto. Mentre decine di migliaia, centinaia di migliaia di padri e madri rinunciavano ad esserlo, non perché avessero d’improvviso scoperto gli anticoncezionali o deciso di sacrificare la famiglia alla carriera. Ma perché la carriera non c’era e con lei la casa, la certezza del reddito, mentre il welfare veniva spellato come una immensa cipolla. Che cosa vi hanno fatto perdere!

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

I disabili e l’amore, l’appuntamento tipo di un francesino

prev
Articolo Successivo

Tutti vogliono la meritocrazia, ma siete sicuri di saperla riconoscere?

next