In genere non mi occupo per scelta di quello che fanno o scrivono i colleghi. Ho sempre pensato che alla fine siano i lettori a giudicare e valutare il nostro lavoro di giornalisti. Oggi però ho deciso di non rispettare la regola che mi sono dato. Dopo aver visto le prime pagine dei principali quotidiani italiani di oggi mi sento di dire che la nostra stampa merita solo di scomparire. E sono convito che se si continua con questa china il futuro ci riserverà solo questo.

Con la sola eccezione de La Stampa che correttamente titola “Despistaggio, bufera sui legali dell’Eni” i giornali italiani hanno fatto i salti mortali per nascondere una notizia rilevante e importante per tutti i cittadini. L’esatto contenuto dell’indagine per corruzione giudiziaria, che ha portato all’arresto di 15 persone, in cui si ipotizza tra l’altro un coinvolgimento dei vertici del nostro colosso petrolifero in una manovra tesa a proteggere dalle indagini, l’amministrato delegato Claudio Descalzi (imputato a Milano di corruzione internazionale). Non ho idea di come finirà l’inchiesta. E anzi mi auguro che l’ipotesi sia totalmente infondata: l’Eni è patrimonio degli italiani e tutti abbiamo interesse che venga amministrata bene e con correttezza.

Quello che invece so è che a chi fa i giornali non è consentito nascondere o confondere le acque su quello che accade nella gestione di un bene pubblico tanto importante. Farlo poi, mentre su tutti i quotidiani si celebra come esempio di giornalismo dalla schiena dritta il bel film The Post di Steven Spielberg ha il sapore della presa in giro. Spiace davvero che in tante testate nazionali, piene zeppe di colleghi bravi e preparati, si debba fare i conti con direzioni tremebonde e incapaci di capire quale è il loro ruolo e dovere. Conosco l’Eni e sono certo che ieri nessuno abbia chiesto alle direzioni di confondere in questo modo le acque.

In tutto il mondo di fronte a una situazione di crisi che vede finire perquisito e sotto inchiesta il capo del proprio ufficio legale, qualsiasi grande azienda dà per scontato che la notizia verrà riportata con ampio spazio dai media. Ma se è vero, questo è ancora peggio. Il riflesso automatico scattato nei vertici dei quotidiani ci dice qual è uno dei principali problemi italiani: l’incapacità di comprendere che se qui ciascuno di noi non si mette a fare ciò che deve, il paese finirà per schiantarsi. Ma prima che questo avvenga si schianteranno i giornali e ogni credibilità residua della nostra categoria. Prevedo tempi bui. Ma spero ancora di sbagliarmi.