“Muovendo le attrezzature verso i polsi dei dipendenti, le mani vengono liberate dall’utilizzo degli scanner e gli occhi non devono più guardare lo schermo“. Secondo Amazon, sono questi i vantaggi che avrebbero i lavoratori che ogni giorno utilizzano scanner palmari per la gestione del magazzino con l’introduzione di braccialetti elettronici. Ma i bracciali consentirebbero all’azienda anche di monitorare i movimenti dei dipendenti e di incrociare i dati con quelli delle scorte di magazzino e degli ordini online, così da sapere con precisione se le mani dei lavoratori si stanno muovendo nel posto giusto.

Il sistema elaborato da Jeff Bezos è descritto in due brevetti, scovati dal sito GeekWire, che la compagnia ha depositato nel 2016 e si è aggiudicata pochi giorni fa. Questi dispositivi sarebbero sempre connessi, così da indicare in tempo reale se lo staff sta compiendo i passaggi corretti per evadere il più velocemente possibile un ordine dopo l’altro, inviando ai polsi dei lavoratori delle vibrazioni per indicare eventuali errori. Uno strumento formalmente pensato per ottimizzare i flussi di lavoro, ma le cui potenziali ricadute in termini di sorveglianza dei lavoratori non sono neutre. Dal canto suo, il colosso dell’e-commerce ha cercato di smorzare i toni della polemica, definendo quanto emerso finora come “speculazioni fuorvianti” e assicurando che “questa idea, se e quando dovesse essere implementata in futuro – spiega una nota – verrà fatta nel pieno rispetto delle leggi e delle norme, con il solo obiettivo di migliorare il lavoro di ogni giorno dei nostri dipendenti nei centri di distribuzione”. Ma non convince.

Per questo, venerdì mattina il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, e la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Paola De Micheli, sono andati nello stabilimento di Piacenza per incontrare una delegazione di Amazon guidata dal vice president european operations, Roy Perticucci. L’incontro, “che si è svolto in un clima costruttivo, ha consentito di comprendere meglio le dinamiche, le relazioni interne all’azienda e le specificità dei modelli organizzativi, rendendo così più chiare le posizioni di tutte le parti coinvolte”, si legge in una nota del ministero. Amazon ha dichiarato la propria disponibilità a riprendere il confronto con le organizzazioni sindacali a livello territoriale. Il governo, anche attraverso il prefetto di Piacenza, “continuerà a lavorare per supportare questo dialogo“, conclude la nota.

E proprio dal ministero del Lavoro arrivano anche precisazioni sulle disposizioni di legge, dopo che il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, aveva attribuito la responsabilità di un futuro utilizzo di questi braccialetti al Jobs Act. “Con riferimento ad alcune affermazioni secondo le quali il Jobs Act avrebbe autorizzato l’utilizzo di dispositivi per il controllo a distanza dei lavoratori, si precisa che queste affermazioni non rispondono alla verità dei fatti” si legge nella nota del dicastero. “Il Jobs Act -continua la nota- ha adeguato la normativa contenuta nello Statuto dei lavoratori -risalente al 1970- alle innovazioni tecnologiche nel frattempo intervenute. La norma non ha dunque ‘liberalizzato‘ i controlli, ma ha fatto chiarezza circa il concetto di ‘strumenti di controllo a distanza‘ ed i limiti di utilizzabilità dei dati raccolti attraverso questi dispositivi, in linea con le indicazioni che il Garante della Privacy ha fornito negli ultimi anni. Inoltre, la disposizione ha previsto che, in ogni caso, questi strumenti possano essere adottati esclusivamente previo accordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro o del Ministero. Di più: la norma in questione rafforza e tutela ancor meglio rispetto al passato la posizione del lavoratore, imponendo che al lavoratore venga data comunque adeguata informazione circa l’esistenza e le modalità d’uso di strumenti di lavoro che possano consentire un controllo a distanza”.

Anche il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha incontrato a Roma alcuni responsabili di Amazon e, al termine, ha fatto sapere di aver “spiegato loro che gli unici braccialetti che facciamo in questo paese sono quelli che produce la nostra gioielleria. Gli ho spiegato, e loro del resto hanno capito, che una cosa come quella, che non è in uso ma è stata brevettata in Italia non ci sarà mai“. Con l’azienda “abbiamo fatto un punto sui nuovi investimenti, di cui siamo contenti a patto che la cura principale sia quella della qualità del lavoro e del personal. Su questo loro hanno dato un impegno e credo che anche l’incontro con Poletti per far ripartire il dialogo con i sindacati sia importante” ha aggiunto ancora Calenda, sottolineando che “gli investimenti non possono rappresentare da soli l’obiettivo ma devono essere investimenti che prevedano la qualità del lavoro e non solo la quantità”.

Intanto però il Codacons ha annunciato di aver presentato un esposto alla procura della Repubblica di Roma e all’Ispettorato del lavoro, chiedendo “un intervento della magistratura e degli organi preposti per verificare cosa si celi dietro il brevetto Amazon”. I braccialetti di cui dovranno dotarsi i dipendenti della società “potrebbero infatti violare le normative italiane sul lavoro, configurare una violenza privata ai danni dei lavoratori che non possono scegliere volontariamente se dotarsi o meno dei dispositivi”, spiega ancora l’Associazione dei Consumatori, che chiede di svolgere “indagini approfondite sulla liceità dei braccialetti studiati da Amazon sequestrando il brevetto e verificando anche possibili ripercussioni sulla salute derivanti da eventuali campi elettromagnetici legati ai dispositivi”.

Sulla questione è intervenuto anche il Garante per la Privacy: “Il bracciale elettronico per i lavoratori di Amazon sarebbe in contrasto con l’ordinamento in materia di protezione dati non solo in Italia ma anche in Europa. Penso e spero che questa idea verrà rimessa in discussione”, ha detto a Radio Radicale Antonello Soro, presidente dell’Autorità garante della privacy. “Il sistema delle regole che disciplinano il trattamento dei dati personali e in particolare quello dei lavoratori deve rispondere a principi di proporzionalità, di trasparenza, di salvaguardia della dignità dell’uomo, che nella ipotesi riferita non ci sarebbero, quindi sarebbe in contrasto con le norme italiane e come tali non potrebbero applicarsi – ha spiegato ancora Soro – La giurisdizione del lavoro non ha barriere mobili tali da poter pensare che un’azienda degli Usa possa fare in Italia quello che vuole, io mi auguro da nessuna parte del mondo”. E anche Assoconsult ha sottolineato che “l’innovazione è sempre volta a semplificare il lavoro di attività a minor valore aggiunto, mentre la scelta tanto discussa del brevetto di Amazon, se vero, sostituirebbe le attività proprie dell’operatore logistico, che diventerebbe un robot alle dipendenze del digitale e non il contrario come dovrebbe essere”.

E anche il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, in un tweet ha dichiarato: “L’Unione Europea è fondata sulla libertà e la dignità della persona, a cominciare dal lavoro. La nostra economia sociale di mercato è finalizzata a valorizzare il lavoratore e il suo benessere. È inaccettabile considerare l’essere umano come robot o peggio”.