Giovanni Malagò è a un passo così dal coronare il suo sogno di bambino: essere il capo del pallone italiano. Un primo pensierino l’aveva fatto nel 2014, dopo il flop mondiale che aveva portato alle dimissioni di Giancarlo Abete e lo scivolone di Tavecchio sulla banana di Optì Pobà. Ma era solo una suggestione, non percorribile. È tornato alla carica lo scorso novembre, dopo la cacciata di Tavecchio, stoppato da vincoli della burocrazia. Stavolta ci siamo: dopo la clamorosa non elezione di ieri, la Figc sarà commissariata. E il nome più caldo per guidarla è proprio il suo, affiancato da una squadra di tecnici, anche se non è ancora del tutto esclusa la pista che porta a un “papa straniero”.

Non si può dire che il numero uno dello sport italiano sia arrivato al grande appuntamento impreparato. Certo, forse neanche al Coni si aspettavano che la situazione precipitasse così rapidamente: infatti avevano calendarizzato l’eventuale commissariamento per il 1° marzo, con tutto comodo, dopo la fine delle Olimpiadi invernali e il ritorno dalla Corea. Invece adesso bisogna agire subito, prima di partire per Pyeonchang (i Giochi iniziano il 9 febbraio, l’aereo del presidente decolla sabato mattina): la giunta straordinaria è stata convocata per giovedì pomeriggio alle 15. Al Foro Italico sono ore di grande concitazione: bocche cucite, poca voglia di commentare. Solo il ministro Luca Lotti (uno dei grandi orchestratori del commissariamento) ha parlato, dettando un po’ l’agenda per il futuro: “Bisogna sfruttare questa occasione. Il Governo ha fatto una parte del lavoro ed è pronto a mettersi a disposizione. Credo sia giusto ripartire dal basso, dalla base, da come si insegna e da come si organizza il calcio“. E ancora: “Probabilmente qualcosa nelle regole va cambiato perché se siamo arrivati a questo stallo è dovuto anche allo statuto. E vale sia per la Figc che per la Lega di Serie A”. Tradotto: vivai e seconde squadre, magari riforma dei campionati, sicuramente revisione degli statuti. Un programma lungo e ambizioso, bisogna rivoluzionare tutto. Resta solo da capire chi dovrà farlo.

Per forza di cose, il primo candidato, forse l’unico davvero spendibile, è proprio Malagò. Dicono che lui vorrebbe evitare di esporsi in prima persona, preferendo agire dietro le quinte da regista e piazzando in Federazione un suo uomo di fiducia. La stessa strategia di novembre, quando si faceva il nome di Roberto Fabbricini, segretario generale del Coni. Ma se questa linea avrebbe potuto reggere allora, adesso che la crisi è esplosa in maniera dirompente non va più bene. Serve un nome forte, autorevole e prestigioso, che avrebbe tra l’altro il vantaggio di potersi mettere subito al lavoro (Malagò fino a marzo invece sarà in Corea). Al Coni si sono presi 48 ore per sondare il campo, altrimenti toccherà al numero uno dello sport prendere per mano la Federazione.

In questo caso, è già pronta la squadra del presidente. Anzi, del commissario: larga e profonda, con almeno tre ma forse anche cinque subcommissari, per coprire tutti gli ambiti di azione. Sicuramente ne farà parte il già citato Fabbricini, per gli aspetti più burocratici e regolamentari. Salirà in cattedra anche Michele Uva, attuale direttore generale della Figc, prezioso anche come vicepresidente Uefa per tenere i rapporti a livello internazionale: se non sarà proprio uno dei vice, sicuramente manterrà le deleghe al bilancio e curerà tutta la partita amministrativa. E di certo ci sarà anche un uomo di calcio, per curare i rapporti con i giocatori e dare un parere sulle questioni più tecniche: si fanno i nomi di Alessandro Costacurta, Demetrio Albertini o Paolo Maldini, ma occhio anche a un campione del mondo dell’82 come Marco Tardelli (ha ottimi rapporti col Coni, che l’avrebbe voluto piazzare già alle Universiadi). A Milano, invece, la Lega calcio sarà affidata probabilmente a Paolo Nicoletti, già subcommissario, avvocato molto stimato dal ministro Lotti. Esclusa la riconferma di Carlo Tavecchio (che si è lasciato in pessimi rapporti con Malagò, dopo il tira e molla del commissariamento): il presidente uscente della Figc sperava di trovare un paracadute, invece sarà liquidato dalla nuova gestione. Il primo passo per voltare pagina.

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