Otto anni di meno. Tanti sarebbero, come ha detto il presidente dell’Istituto superiore della Sanità a Riccardo Icona, nell’ultima esemplare trasmissione (Presadiretta) andata in onda ieri sera, gli anni che i napoletani destinano alla malapolitica. Destino in senso proprio, cioè lasciano che le loro vite si accorcino di otto anni, le loro speranze di campare in famiglia e possibilmente sereni, si riducono fino a otto anni per via della sanità corrotta dallo spreco, dall’incompetenza, dalla nullafacenza. È sempre scandalosa la verità. E non basta certo a fermare le lancette della tragedia civile di ospedali che inghiottiscono soldi senza offrire compassione e cura, il fatto che la misura di questo tempo possa essere esatta oppure gonfiata per eccesso.

Basta e avanza, per affermare lo scandalo, il senso oramai di compiuta impunità verso una pratica, quella sanitaria, che – malgrado i talenti, le competenze, le migliaia di dipendenti onesti – si è trasformata in pura clientela. È la politica non la Procura della Repubblica a dover ripulire gli ospedali da questa disperazione, una condizione permanente di pressappochismo e irresponsabilità per cui l’Italia soggiace alla regola del doppio. Ogni casa di cura al sud deve avere un suo doppio al nord, per ogni ricovero a Caltanissetta deve ipotizzarsi una complicanza da risolvere a Reggio Emilia; un’operazione chirurgica da fare a Milano. Quindi il viaggio, il cosiddetto, maledetto turismo sanitario. Lo scandalo vero non è la classe dirigente che non dirige anzi complica e arruffa, spreca e si fa corrompere, siamo noi che non abbiamo più occhi per guardare, e voglia, interesse, piacere di allineare i difetti degli altri ai nostri e poi prenderli, uno a uno, e contarli e alla fine tirare la somma e chiederci: sono loro i cattivi o noialtri gli irresponsabili che lasciano fare?