Di certo piacciono poco i ciccioni cubisti di Rick Owens. Alla Triennale la mostra “Subhuman, Inhuman, Superhuman” ( tradotto alla lettera sottoumani, inumani, sovrumani) celebra i vent’anni di carriera del designer industrale prestato alla moda, dal gusto brutalista come lui stesso si autodefinisce. Americano trapianto a Parigi. Ha un look spettrale, capelli lunghi, neri neri, la moglie, la sua musa Michèle Lamy sembra Morticia degli Addams, i suoi abiti sono visioni, praticamente immettibili, eppure è diventato di culto. Ci rifacciamo gli occhi con i glutei scultorei di Roberto Bolle, brand ambassador Tod’s, a Villa Necchi. Il taglio classico è intramontabile per il sarto napoletano Isaia che a Palazzo Visconti in mezzo a tableaux vivant fa sballare il gregge della moda con le tammurriate ‘Anema e ‘Core‘ di Guido Lembo e orchestra.

Tormentone gangnam style ciao. Va forte la Corea del Sud e adesso i riflettori sono puntati su due brand di successo Bmuet(te) e Beyond Closet che declinano avanguardia e radici etniche, giacche a tre petti e pantaloni arricciati sotto come tende. Vecchio establishment ciao. Vietato sorridere alla sfilata/party di Marcelo Burlon. All’inizio disegnava solo tee-shirt, adesso è diventato il portavoce di una generazione di stilisti i modelli hanno l’aria sofferente, scocciata ( uno di loro sfoggia anche un paradenti da boxe metalizzato) anche se indossano un arcobaleno di contaminazioni culturali. Attenti a quei due.

Fashion blogger ciao. Adesso ci sono gli influencer (vai con Ivan Rota e Federico Guiscardo Ramondini e tutte le porte si aprono). Segno distintivo, non seguono le correnti, loro le smuovono.

Quartiere Isola ciao, affitti cari e chi ci abita ha la puzzetta sotto al naso. Adesso il nuovo cuore pulsante di vivacità si chiama NoLo, a nord della zona Loreto, è zeppo di stilisti, galleristi, musicisti, antrolologi, creativi a tutto tondo. Hanno anche un circolo di poeti. Alcuni di loro sono stati beneficiati dalla Camera della Moda che finanziano le più innovative start up, che vanno dallo street style a forme e funzioni di design. Hanno 26 e 27 anni Simone Rizzo e Loris Messina, hanno studiato economia, poi hanno mollato tutto. Hanno capito che l’era dello sfarzo era finito, non c’erano più budget milionari da spendere in sfilate ed eventi. Sistema e mercato sono cambiati. I loro capi non sono legati alla stagionalità e sono sempre indossabili: li metti oggi e li fai sistemare tra 15 anni, strizzando l’occhio alla crisi. La frase che identifica la loro collezione: Everyday I Wear Sunnei. La scritta è laserata sui bottoni, tono su tono. Al Made in Italy promuovono il Made in Everywhere. Sono partiti con micro budget, si sono fatti notare subito e oggi i loro clienti numero uno sono coreani e giapponesi ( gli unici che hanno i soldi) ma l’interesse principale per il fenomeno arriva dagli Stati Uniti. E il New York Times è venuto a bussare a casa di Loris!

Teniamolo d’occhio: Galileo Gattuso, non ha neanche 17 anni, e le sue felpe Siege, destrutturate, imbottite e con cappuccio, fanno già tendenza fra i giovanissimi. “Perché no, oggi si può indossare una felpa anche a un consiglio d’amministrazione”, spiega il trendsetter. Strategica triangolazione da Ginevra a Milano e da qui ai polsi degli spendaccioni. Ormai ridotti a una setta, pochi ma buoni. L’ultimo oggetto del desiderio ha nome kilometrico: “Roger Dubuis Excalibur Spider Pirelli“. Ha cassa scheletrata (si dice così) che consente di vedere il tic tac infallibile del meccanismo. E tra le altre meraviglie, corona di titanio, vetro zaffiro, lancette d’oro, perlage su platina e cinturino di caucciù griffato Pirelli. Edizione limitata, solo 88 esemplari e costo 65mila euro. Ed è la versione più economica del modello extra lusso che riutilizza i pneumatici delle corse automobilistiche della Formula Uno. Costo, 250mila euro. E’ come mettersi di corsa al polso una manciata di carati di diamanti. O, in fondo, è solo una maniera creativa del ri/uso.

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