Denigrato in vita, umiliato in morte: così l’Italia tratta il suo più grande inventore moderno, Guglielmo Marconi, premio Nobel per la fisica a 35 anni, nel 1909, e inventore della telecomunicazione senza fili. Il suo centro radio di Coltano, frazione della campagna pisana, da dove fece partire il primo wireless a onde lunghe, cade letteralmente a pezzi: il tetto è sfondato da alberi, le stanze infestate da erbacce. È di proprietà dello Stato, ma lo Stato non se ne è mai occupato: dal Dopoguerra versa nelle condizioni documentate dalle foto di Niccolò Verdigi.

Da anni il Comune di Pisa chiede di averne la proprietà
A dicembre, dopo anni di insistenze, il Comune di Pisa lo ha finalmente ottenuto in concessione per due anni dall’agenzia del Demanio. “Metteremo in sicurezza quel rudere, con un intervento da 50mila euro. Ma non basta. Vorremmo che lo Stato ce lo trasferisse. Vorremmo farne un museo delle telecomunicazioni – dice a ilfattoquotidiano.it il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi (Pd) – e un centro di ricerca, in concorso con la Regione e il ministero per i Beni e gli Affari Culturali. Vogliamo trovare un’impresa o un istituto di ricerca che ha bisogno di uno spazio aperto in campagna. Per chi fa sperimentazione con le onde può essere uno spazio importante”.

“La stazione di Coltano – continua il primo cittadino – è uno scandalo nazionale, ma, una volta recuperata, sarà di rilievo internazionale. Siamo la città di internet, del primo calcolatore, tutto parte da un’intuizione di Marconi. Sono al decimo anno di mandato come sindaco, ne ho fatti tanti di tentativi: incontri col governo, raccolte firme, ho scritto anche a Napolitano prima e Mattarella poi, che hanno risposto con interlocuzioni. Io non ho perso la speranza”.

Ha per le mani un tesoro, Filippeschi, e lo sa. Per realizzare il progetto che ha in mente servono due milioni di euro. E soprattutto serve che il Comune abbia la proprietà dell’edificio. Ma più passa il tempo, più la struttura diventa irrecuperabile. “Così si cancella la storia dell’Italia e dell’Europa. È gravissimo”, ha commentato Elettra Marconi, classe 1930, stesso nome della nave-laboratorio da cui il padre studiò la ionosfera.

1911, il New York Times: “First Wireless From Italy”
Fu proprio da Coltano che Marconi, grazie alle sue intuizioni di autodidatta, fece il primo collegamento intercontinentale a onde lunghe, nel 1911. Un saluto invisibile e senza fili che, dalla costa tirrenica, attraversò il Mediterraneo e l’Atlantico per oltre 7mila chilometri, fino ad arrivare alla Baia di Glace, in Canada, spazzando via in un soffio i confini dell’immaginabile. Il 20 novembre 1911 il New York Times titolava: “First Wireless From Italy”, primo sistema senza fili dall’Italia. Da Coltano, Marconi aveva regalato all’umanità una nuova era.

Marconi, cervello in fuga dall’Italia
E pensare che l’Italia lo aveva snobbato in più di un’occasione. A 20 anni, nel 1894, Marconi presentò le sue intuizioni ad Augusto Righi, grande esperto di elettromagnetismo, che gli consigliò di lasciar perdere la telegrafia senza fili: era scientificamente impossibile e comunque non sarebbe stata utile. Il giovane bolognese non si lasciò abbattere. Inventata finalmente la radiotelegrafia senza fili, chiese al ministro delle Poste e Telegrafi di poter estendere la sperimentazione. “Gli fu risposto che la sua invenzione non aveva interesse per le telecomunicazioni”, ha raccontato il chimico e giornalista scientifico Giancarlo Masini. Ancora una volta l’Italia tentò di affossarlo.

Fu così che Marconi, per fare ricerca, scappò in Inghilterra, anticipando di un secolo il fenomeno dei cervelli in fuga. Grazie anche al sostegno del servizio telegrafico britannico, negli anni successivi Marconi scoprì la ionosfera, inventò il detector magnetico, le trasmissioni a fascio a onde corte e le ricetrasmittenti per le navi.

I superstiti del Titanic salvati dal suo wireless
Sull’importanza di avere il wireless a bordo, Marconi insisté molto, soprattutto dopo il naufragio del Titanic, nel 1912, che costò la vita, tra gli altri, all’eroico “marconista” Jack Phillips, 25 anni, prestato al transatlantico dalla Marconi Company. Phillips rimase al suo posto a inviare richieste d’aiuto, fino a morire congelato, nonostante il comandante Smith lo avesse esonerato verso le due di notte. Se nella storia del Titanic possiamo parlare di superstiti, fu grazie a Phillips e al sistema senza fili di Marconi, perfezionato a Coltano.

Da Coltano la “scoperta dell’America”
Con la sua Società Marconi fece costruire stazioni in tutto il mondo, ma fu proprio a Coltano che Marconi trovò un luogo ideale per realizzare la prima stazione a onde lunghe d’Italia, che si attivò nel 1911, stavolta sotto l’insegna della Regia Marina. Piazzate in una perfetta depressione naturale a forma parabolica, le antenne pisane coprivano un sesto della superficie terrestre. Da Coltano, Marconi fece cose strabilianti. Per la prima volta inviò un segnale che attraversò il deserto del Sahara e raggiunse l’Eritrea. Il 12 ottobre 1931, dal suo ufficio a Roma, attraverso la stazione di Coltano, accese le luci della colossale statua di Cristo a Rio de Janeiro per i 439 anni della scoperta dell’America. Non era magia, ma scienza senza fili. La scoperta dell’America l’aveva fatta lui.

La morte di Marconi, la guerra, Ezra Pound
Ampliato nel 1921, il centro di Coltano divenne la più potente stazione ricetrasmittente d’Europa. Fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando gli americani misero gli occhi sul paesino, posizionato strategicamente tra il porto di Livorno e l’aeroporto di Pisa. Marconi era morto da sei anni, quando a Coltano “fu allestito il più grande campo di concentramento in territorio italiano”, come scrive il giornalista Giuseppe Meucci in Storia illustrata di un parco, edito da Pacini. Indicato con le sigle PWE 337 e PWE 338, occupava cento ettari di campagna e, nelle sue baracche, stavano più di 30mila prigionieri di guerra. Nazisti, repubblichini, uomini della X Mas o della divisone Monterosa, ma anche disertori americani e collaboratori della Wehrmacht russi e mongoli.

Nelle tende di Coltano furono imprigionati pure Raimondo Vianello, Walter Chiari, Dario Fo, Giovanni Prodi, matematico e fratello del futuro presidente del consiglio Romano, il nipote del Duce Vito Mussolini. Il poeta americano Ezra Pound vi stette alcuni giorni, prima di finire, come racconta Meucci, nel “carcere duro” di Arena Metato, cinque chilometri a nord di Coltano, dove fu tenuto nella “gabbia del gorilla”, esposto al sole e alla pioggia, fino a che non collassò. A Coltano il poeta compose i celebri Canti Pisani, quelli del “bue bianco sulla strada di Pisa / quasi volto verso la Torre… Sotto nuvole bianche, cielo di Pisa / da tutta questa bellezza qualcosa deve uscire…”. Il campo fu chiuso alla fine dell’estate del 1945.

La stazione radio di Marconi com’è oggi
Le imprese miracolose di Guglielmo Marconi, che fino a qualche anno prima avevano stupito il mondo intero, a Coltano, dopo la guerra, svanirono nel nulla, come segnali rimasti a vagare nell’etere senza il loro papà a dirigerli.
Oggi, il paesino, lontano dal clamore di un secolo fa, è una manciata di strade in mezzo alla campagna, i cui veri abitanti non sono le persone, appena un centinaio, ma aironi bianchi, cavalli, mucchi pisani e pini marittimi. Come quelli in fila ai bordi di via Centro Rai, un viale che esce dal paese e si dirige a sud, circondato dai campi e dal silenzio, interrotto di tanto in tanto dal passaggio stanco di un autobus arancione. Al numero 14 di questo stradone c’è un edificio in mattoni, la vecchia stazione radio.

Qui Marconi dette forma a un sogno che esplose in tutta la sua potenza visionaria dopo essere stato ostacolato, ignorato e bistrattato. Il mondo come lo conosciamo oggi ha avuto origine qui. In una casa che oggi ha il tetto sfondato, i muri scrostati, l’edera che si arrampica intorno a una giungla di liane.