Era il 15 marzo del 1980 e sulle pagine di Repubblica Italo Calvino, arrivato da poco al giornale per l’amicizia con Scalfari, scriveva: “C’era un Paese che si reggeva sull’illecito”. Un apologo. Denunciava la corruzione imperante in Italia. Cosa direbbe oggi che – così dicono le intercettazioni – su illecite informazioni guadagna denaro, pensa un po’, proprio il “padrone” di Repubblica?

E’ una brutta storia quella che coinvolge – per insider trading – Matteo Renzi e l’Ingegnere. “Danneggia Repubblica” sapere che la buona stampa di cui gode Renzi nasce da interessi “umani, troppo umani”. Ma non si tratta solo di questo. L’immagine della testata, di cui ora si preoccupano i giornalisti (Repubblica, 13 gennaio) è il dato meno importante nell’affaire Renzi-De Benedetti.

Il decreto “passa, ho parlato con Renzi ieri, passa, dice il finanziere al suo broker. Cos’altro aggiungere che non sia già contenuto in questa frase? C’è tutto. Amicizia. Intesa. Affari. La frase con la quale Carlo De Benedetti di fatto si autodenuncia è di un’evidenza cartesiana; nemmeno Protagora – che aveva una certa abilità nel “fare forti le tesi deboli” – riuscirebbe a renderla accettabile. I sofisti odierni ci provano, col risultato di suscitare rabbia perché De Benedetti guadagna 600mila euro in un giorno – con una soffiata – mentre i risparmi dei cittadini (il contesto pesa) vengono azzerati.

E’ una situazione penosa: qui davvero la morale entra in conflitto con l’ego, la cupidigia, la sete di denaro che offusca la mente: “Quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre… e strillava: ‘Roba mia, vientene con me!’” Grandezza di Verga. Quale autorevolezza avranno, da oggi in poi, le parole di De Benedetti? E’ stato coinvolto in passato in fatti più gravi; questo è, decisamente, il più brutto.

Poi c’è, naturalmente, la responsabilità dell’ex premier. Un leader che passa informazioni riservate ai suoi amici è ancora affidabile? Marco Travaglio fotografa i fatti: “Cosa intende Renzi per “governare”? Rendere un servizio a tutti… in nome dell’interesse generale, o fare servizietti a pochi… in cambio di favori?” Furbizie. Illegalità. Si può far finta di nulla? Anche Giolitti, coinvolto nello scandalo della Banca romana, pagò un prezzo. Perché Renzi, il cui nome spunta in molti scandali, dovrebbe farla franca? I giornaloni minimizzano e parlano dell’immondizia a Roma, ma la società civile è indignata. Dice Renzi: Nessuna informazione privilegiata, era tutto noto”. Non è vero. Ci si aspettava una legge, si approvò un decreto e De Benedetti, davvero, è stato colto con le mani nella marmellata: stavolta ci tocca dare ragione a B., evidenziando che “i due nemici” – è una delle anomalie italiane – s’apprestano ad allearsi perché “gli interessi economici dividono e riconciliano”, secondo le circostanze.

Insomma. Attraverso Renzi, De Benedetti è già pronto, nonostante l’apparenza, a un nuovo patto del Nazareno. Poi dicono: il Movimento Cinque stelle è il primo partito. Mi meraviglierei del contrario. Nonostante le incertezze sull’euro, che tendono a sparire, restano la novità più interessante del panorama politico italiano. L’incontro con Leu è cosa buona. Altrove – ormai è evidente – c’è la difesa della “roba” (del Caimano e dell’Ingegnere). Giannelli, sul Corriere, trova la sintesi giusta: “Una volta si diceva: pochi, maledetti e subito” “E ora?” “Molti, De Benedetti e subito!”. La satira arriva prima. La magistratura arranca, è lenta (chi frena?): “Roma indaga sulla fuga di notizie e non sull’insider trading”. Incredibile. Per dirla con Calvino: “C’era un Paese che viveva sull’illecito”. Purtroppo c’è ancora. Quando i giornaloni non parleranno più di Spelacchio ma di ciò che ammorba davvero il Paese forse qualcosa comincerà a cambiare. Per adesso vedo la volontà – non solo in campagna elettorale – di mettere un bavaglio ai giornalisti. Questo presepe non mi piace.