Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018 chiede accoglienza attraverso visti umanitari, ricongiungimenti familiari, prima sistemazione decorosa, libertà di movimento. Una richiesta “che arriva dall’alto” e “atterra” in un Paese, l’Italia, che da un’indagine condotta da Demos & Pi ha visto dal 2014 al 2017 un terzo degli elettori dei quattro maggiori partiti (Partito democratico, Forza Italia, Lega, Movimento 5 Stelle) considerare gli immigrati un pericolo. Il principale pericolo dai dati dell’Ispi, con trend a pericolo crescente. L’immigrazione sarebbe la principale minaccia per l’Italia.

Perché gli immigrati sono il principale problema nel nostro Paese? Vorrei provare a ipotizzare una risposta. Con due premesse e una conclusione.

Premessa uno. In un tempo recente i “musi neri” erano gli italiani. Milioni di italiani (dieci milioni dal 1860 al 1885) e nel dopoguerra ancora a migliaia e milioni. “Musi neri” a causa della polvere del carbone che ricopriva i loro corpi o definiti con spregio di piccola statura e di pelle scura, non amanti dell’acqua e di grande puzza perché indossavano lo stesso vestito per molte settimane.

Premessa due. A differenza di altre nazioni, nella narrazione storiografica dell’Italia sono state negate e rimosse le colpe coloniali, l’utilizzo dei gas nella guerra d’Etiopia e altro ancora, sostituiti dalla sintesi di italiani brava gente.

Conclusione. Molti italiani nei confronti degli attuali migranti attuano, probabilmente anche senza molta consapevolezza, un meccanismo di diniego. Una difesa che consente di rifiutare il riconoscere esperienze penose, impulsi, dati di realtà o aspetti di sé. Una specie di difesa che dice “noi non saremo mai più così“!

Se questo è il meccanismo che realmente si innesca, allora diventa impossibile accogliere quelle persone che ci ricordano che la vita non è solo una costante proiezione di benessere e privilegi per sé (Prima gli italiani!) ma anche un essere costretti al conflitto con le nostre parti oscure, di umiliazione e vergogna, quelle che ci rendono più vulnerabili. Accettando le quali il benessere e i privilegi non hanno “primi o ultimi” ma sono una valida ragione di vita per tutti.

Solo accettando quanto di povero, insicuro, sradicato e sempre a rischio è dentro alle nostre vite potremo, credo, senza più grandi sforzi tendere una mano a chi, arrivando sporco e senza speranza, non ci risulterà anzitutto ostile, ma in una necessaria ripartenza della sua esistenza. Una condizione che, per ogni uomo e donna, è sempre una minaccia da cui spesso fuggire attraverso la falsa credenza e la pretesa di essere diversi e migliori degli altri.

Credo si possa realmente accogliere lo straniero, il migrante e il rifugiato partendo dal pensare che questa condizione caratterizza anche la nostra vita in ogni attimo. Comprendendo che siamo parte di una stessa famiglia umana e tutti uguali in libertà, diritti e doveri.