Qualcuno dice che il significato del nome Khadija sia quello di “donna nata prematura”. Forse prematura rispetto alla totale immaturità di un contesto politico e sociale basato sul potere maschile che subisce la paura del femminile. Basato sulla follia di controllo del mondo femminile. Leggendo dell’ennesimo femmicidio che ha coinvolto la 46enne marocchina di cui una settimana fa è stato rinvenuto il cadavere in una zona di campagna del Veronese mi chiedo cosa si possa davvero fare concretamente per evitare che tali barbarie possano accadere.

Per evitare che i resti di una donna siano abbandonati agli animali selvatici. Dal punto di vista teorico lo scenario in letteratura è molto ricco. Se osserviamo da vicino la violenza da parte del partner esercitata all’interno dei legami intimi, una forma particolare di manifestazione dell’aggressività maschile definita dalla letteratura internazionale Intimate partner violence, Ipv, vediamo che essa è intesa come ogni forma di violenza in una relazione intima di coppia o di carattere parentale o affettivo all’interno di un nucleo familiare, più o meno allargato.

Una definizione di violenza che viene applicata all’ambito delle relazioni di coppia con una componente di violenza fisica e sessuale, psicologica, che può arrivare al femmicidio, l’esito più estremo di pratiche misogine che coincide con l’uccisione di una donna. L’Ipv è riconducibile a dimensioni cicliche e continuative tipiche dei fenomeni di maltrattamento, in cui l’uomo abusante sente il bisogno di controllare ossessivamente la donna, sorvegliandola, dominandola e comandandola. Una dinamica che vede la vittima di maltrattamento rimanere nella relazione assumendo, spesso, la colpa del maltrattamento subito.

Emerge dalla letteratura che il femmicidio è l’esito di un processo continuativo di perpetrazione della violenza. Processi che si possono governare. Paesi come l’Inghilterra hanno ridotto di oltre il 60% (in circa dieci anni) il numero dei femmicidi attraverso piani elaborati dal ministero della Giustizia creando una interconnessione tra sistema giudiziario, polizia, servizi medico-sanitari e sociali, protezione e assistenza legale per le vittime, piani economici e coinvolgimento dei datori di lavoro nel progetto. Puntare su questi aspetti oltre ad aver ridotto i casi di violenza ha favorito anche un incremento del Pil perché sono diminuite tra le donne le assenze dal lavoro causate dai maltrattamenti.

I prossimi mesi saranno caratterizzati dalle elezioni politiche. Esiste secondo voi qualcuno in uno schieramento politico in grado di proporre e attuare un piano efficace di riduzione del femmicidio? Credo sia un criterio valido per dare il nostro voto cercando di ricostruire partendo dalle donne.

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