Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che festeggerà il nuovo anno subendo trampling da Rosario Dawson. Altre considerazioni.

1. Il Napoli è campione d’inverno con merito. Nel 2017 è stata la squadra che ha fatto più punti (99) e che in Italia ha dispensato il calcio più bello. Ma non ha vinto (ancora) nulla. Pesano, in un girone d’andata proletariamente spavaldo, le partite casalinghe contro Inter e Juve: un punto. Se contro i nerazzurri tutto è dipeso dal solito catenaccio, l’ennesima vittoria della Juve dice che i ribelli del Che Gue Sarri si sciolgono come neve al Suso quando vedono i bianconeri: o il Napoli supera questa sudditanza psicologica, o non vince neanche quest’anno.

2. L’altro giorno il Che Gue Sarri ha incontrato Pietro Grasso. Erano al party per il battesimo del criceto maoista della Morani. Il secondo, con garbo, ha chiesto al Commodoro Marxista cosa pensasse di Liberi e Uguali. L’altro ci ha pensato su. Ha colpito più volte sul coccige Gozi, ma solo per concentrarsi ancor di più. Quindi, dopo una pausa molto teatrale e un bestemmione un po’ meno teatrale, ha risposto così: “Sa qual è la differenza tra me e lei, Presidente? Che voi avete un’idea di sinistra, mentre io Sono la sinistra”. Sia dunque lode.

3. La Juve fa scempio con sicumera pigra del Verona. Risorge Dybala, Allegri gestisce il turnover come Glenn Gould le Variazioni Goldberg e Idris signoreggia con supponenza impropria. Era tutto così scontato che, questo punto, l’ho scritto alle 20.16 di sabato sera.

4. La Roma non è mai stata da scudetto, ve l’ho detto ad agosto e ve lo ripeterò sino a quando ve lo metterete bene in testa. Di Francesco è bravissimo e sta lavorando bene, ma Napoli e Juve sono superiori. E Inter e Lazio non sono (così) inferiori. Anche quest’anno la Roma non vincerà nulla. Non è una critica e non è una colpa: è una constatazione. Il giorno in cui i tifosi capiranno che c’è del bello anche nell’arrivare terzi o quarti, ancor più praticando bel calcio, sarà sempre troppo tardi.

5. Dopo tre sconfitte preziose per temprare il morale, l’Inter impatta contro la Lazio. Partita divertente, a dispetto dello 0-0 finale e del fatto che una delle due squadre fosse l’Inter. Nel secondo tempo la Lazio ha regalato squarci di gran calcio. Assai empia la ciabattata di Felipe Anderson. Allucinanti i fischi di (parte di) San Siro a una squadra che, a prescindere dalla comprovata refrattarietà all’estetica, è terza. E sta disputando un gran campionato.

5 bis. Nelle conferenze stampa, il Marchiano Spalletti ha già sfoderato i suoi soliloqui insondabili e quel suo sguardo gioioso alla Ted Bundy. Auguri.

6. Gattuso strappa un pareggio che, una settimana fa, pareva impossibile. Come lo pareva una vittoria nel derby in Coppa Italia. E invece. Oltretutto la Viola non prendeva gol in campionato dal governo Tambroni. Tanto per cambiare, il pareggio (il primo in rimonta della stagione) arriva da un’invenzione di Suso: il Ragazzo fa la stessa finta dal ’93, quando dribblò la levatrice spostando il glande a sinistra e spiazzando il reparto ginecologia di Cadice.

7. Per la rubrica “Io ve l’avevo detto”, vorrei qui ribadirvi la mia stima per Oddo, che se non va al Milan – sepolcro dorato di troppi aspiranti allenatori dal passato rossonero – farà belle cose. Intanto, con un’Udinese che prima di lui pareva piccola piccola, arriva la quinta vittoria consecutiva. In tutto ciò riscontro una qual certa baldanza. L’Udinese fa ormai parte delle 612 squadre, racchiuse in tre punti, che si giocheranno il settimo posto.

8. Vorrei ora fare un commento forse troppo tecnico: ma che chiavica è diventata Bonucci?

9. Harakiri inatteso per l’Atalanta. Quagliarella, che per sua fortuna ha il cognome che non finisce in “o”, maramaldeggia in extremis contro una buona Spal. Vittoria storica per il Benevento. Senza Belotti, il Torino di Farinacci Mihajlovic è performante come la nuova compagine della Lorenzin.

10. Il momento più spettacolare della giornata è avvenuto durante l’intervallo di Fiorentina-Milan. C’era Nardella in tribuna e qualcuno, credo Carrai, gli ha dato un pallone. Dario, convinto di non essere ripreso, ha cominciato a palleggiare al ritmo di Foxy Lady di Jimi Hendrix. Di colpo si è buttato a terra, tipo breakdance, e ha cominciato a saltellare da una scalinata all’altra disegnando nell’aria arditi arabeschi renziani. La palla, in tutto questo, restava sempre incollata al suo piede. Quasi come una calamita feticista. È stato qualcosa di incredibile e non vi nascondo di essermi commosso: era dai tempi del Rinascimento che, a Firenze, non si vedeva nulla di così sfavillante.

Buon anno, ragazzi (cit).

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