Un appello alla serietà dei partiti politici che hanno il dovere “di programmi realistici“; un pensiero a chi vive nelle zone colpite dal terremoto, dove la ricostruzione è avvenuta con “difficoltà e lacune”; infine una riflessione sui giovani che nel 2018 andranno al voto per la prima volta e a quei loro coetanei che un secolo fa erano a combattere nelle trincee. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato alla nazione per il discorso di fine anno per dieci minuti soltanto, con un discorso conciso che prepara gli italiani al ritorno alle urne. Ha parlato del lavoro, come priorità su cui da sempre chiede ai politici di porre l’attenzione e del futuro, come orizzonte che tutti devono tenere presente. Come già anticipato, una delle sue preoccupazioni è stata perché la campagna non porti a eccessiva demagogia: “Il dovere di proposte adeguate, proposte realistiche e concrete, è fortemente richiesto dalla dimensione dei problemi del nostro Paese”. Ha quindi ricordato tutti gli italiani che vivono nelle zone colpite dal terremoto: “Tanti nostri concittadini vivono queste festività in condizioni di disagio, per le conseguenze dei terremoti, che hanno colpito larga parte dell’Italia centrale. A loro desidero far sentire la vicinanza di tutti. Gli interventi per la ripresa e la ricostruzione proseguono e, talvolta, presentano difficoltà e lacune. L’impegno deve continuare in modo sempre più efficiente fino al raggiungimento degli obiettivi”.

Mattarella ha esordito ricordando i 70 anni della Carta, celebrati il 27 dicembre scorso: “Tra poco”, ha detto, “inizierà il 2018. Settant’anni fa, nello stesso momento, entrava in vigore la Costituzione della Repubblica, con il suo patrimonio, di valori, di principi, di regole, che costituiscono la nostra casa comune, secondo la definizione di uno dei padri costituenti”. Mattarella ha citato senza farne il nome una frase di Aldo Moro. Il presidente della Repubblica ha sottolineato che “su questi valori, principi e regole si fonda, e si svolge, la nostra vita democratica. Al suo vertice, si colloca la sovranità popolare che si esprime, anzitutto, nelle libere elezioni”.

Quindi il Capo dello Stato ha parlato del ritorno alle urne: “Come sapete ho firmato il decreto che scioglie le Camere e voteremo il 4 marzo. E’ importante rispettare il ritmo fisiologico dei cinque anni. Si apre una pagina bianca. Le elezioni aprono, come sempre, una pagina bianca: a scriverla saranno gli elettori e, successivamente, i partiti e il Parlamento. A loro sono affidate le nostre speranze e le nostre attese”. Mattarella ha anche fatto un riferimento alla tanto contestata legge elettorale approvata nei mesi scorsi. “Insieme ad altri esiti positivi, andremo a votare con una nuova legge elettorale approvata dal Parlamento, omogenea per le due Camere”. Come già lasciato intendere in passato, ha sottolineato l’importanza di avere un sistema di voto discusso dal Parlamento, malgrado l’esito. Quindi il pensiero ai nuovi elettori: “Mi auguro un’ampia partecipazione al voto e che nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese. Ho fiducia nella partecipazione dei giovani nati nel 1999 che voteranno per la prima volta. Oggi i nostri diciottenni vanno al voto. Nell’anno che si apre ricorderemo il centenario della vittoria nella Grande guerra e la fine delle immani sofferenze provocate da quel conflitto. In questi mesi di un secolo fa i diciottenni di allora vennero mandati in guerra, nelle trincee. Molti vi morirono. Oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della vita democratica. Propongo questa riflessione perché, talvolta, corriamo il rischio di dimenticare che, a differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, viviamo nel più lungo periodo di pace del nostro Paese e dell’Europa. Non avviene lo stesso in tanti luoghi del mondo”. Una riflessione strettamente collegata alle condizioni diplomatiche internazionali: “Assistiamo alla corsa del riarmo nucleare. Abbiamo di fronte, oggi, difficoltà che vanno sempre tenute ben presenti. Ma non dobbiamo smarrire la consapevolezza di quel che abbiamo conquistato: la pace, la libertà, la democrazia, i diritti. Non sono condizioni scontate, nè acquisite una volta per tutte. Vanno difese, con grande attenzione, non dimenticando mai i sacrifici che sono stati necessari per conseguirle”. Per il Capo dello Stato è anche fondamentale pensare al “presente”: “Non possiamo vivere nella trappola di un eterno presente, quasi in una sospensione del tempo, che ignora il passato e oscura l’avvenire, cosi’ deformando il rapporto con la realtà. La democrazia vive di impegno nel presente, ma si alimenta di memoria e di visione del futuro. Occorre preparare il domani. Interpretare, e comprendere, le cose nuove. La velocità delle innovazioni è incalzante; e ci conduce in una nuova era, che già cominciamo a vivere”.

Pensare quindi alle evoluzioni del mondo e dell’epoca in cui viviamo: “Siamo in un’era che pone anche interrogativi sul rapporto tra l’uomo, lo sviluppo e la natura. Basti pensare alle conseguenze dei mutamenti climatici, come la siccità, la limitata disponibilità di acqua, gli incendi devastanti. Si manifesta, a questo riguardo, una sensibilità crescente, che ha ricevuto impulso anche dal magistero di Papa Francesco, al quale rivolgo gli auguri più fervidi. Cambiano gli stili di vita, i consumi, i linguaggi. Mutano i mestieri, e la organizzazione della produzione. Scompaiono alcune professioni; altre ne appaiono”.

In questo scenario la “politica” non deve temere il futuro: “In questo tempo, la parola ‘futuro’ può anche evocare incertezza e preoccupazione”. Ma “i cambiamenti vanno governati per evitare che possano produrre ingiustizie e creare nuove marginalità, l’autentica missione della politica consiste, proprio, nella capacità di misurarsi con queste novità, guidando i processi di mutamento. Per rendere più giusta e sostenibile la nuova stagione che si apre”.

Tra cambiamenti e novità all’orizzonte, la “cassetta degli attrezzi” è la Carta: “La cassetta degli attrezzi” per “rendere più giusta e sostenibile la nuova stagione che si apre” è “la nostra Costituzione: ci indica la responsabilità nei confronti della Repubblica e ci sollecita a riconoscerci comunità di vita”. Ha quindi parlato della priorità del lavoro, da sempre suo pallino: “Sottolineo, ancora una volta, che il lavoro resta la prima, e la più grave, questione sociale. Anzitutto per i giovani, ma non soltanto per loro. E’ necessario che ve ne sia in ogni famiglia. Al tempo stesso va garantita la tutela dei diritti e la sicurezza, per tutti coloro che lavorano”.

A conclusione il pensiero per le vittime delle tragedie che hanno colpito l’Italia nell’ultimo anno: “Esprimo solidarietà ai familiari delle vittime di Rigopiano e della alluvione di Livorno; ai cittadini di Ischia, che hanno patito gli effetti di un altro sisma. E a tutti coloro che, nel corso dell’anno, hanno attraversato momenti di dolore. Vorrei ribadire la riconoscenza nei confronti delle nostre Forze dell’Ordine, dei nostri Servizi di informazione, delle Forze Armate, ripetendo le stesse parole di un anno fa: ‘Anche nell’anno trascorso hanno operato, con serietà e competenza, perche’ in Italia si possa vivere con sicurezza rispetto a quel pericolo, che esiste ma che si cerca di prevenire'”.

Per Mattarella è anche sbagliato parlare di un Paese in preda al risentimento: “Si è parlato, di recente, di un’Italia quasi preda del risentimento. Conosco un Paese diverso, in larga misura generoso e solidale. Ho incontrato tante persone, orgogliose di compiere il proprio dovere e di aiutare chi ha bisogno. Donne e uomini che, giorno dopo giorno, affrontano, con tenacia e con coraggio, le difficolta’ della vita e cercano di superarle. I problemi che abbiamo davanti sono superabili. Possiamo affrontarli con successo, facendo, ciascuno, interamente, la parte propria. Tutti, specialmente chi riveste un ruolo istituzionale e deve avvertire, in modo particolare, la responsabilità nei confronti della Repubblica” . E quindi gli auguri in chiusura: “Vorrei rivolgere, in chiusura, un saluto a quanti, questa sera, non stanno festeggiando perché impegnati ad assolvere compiti e servizi essenziali per tutti noi: sulle strade, negli ospedali, nelle città, per garantire sicurezza, soccorso, informazione, sollievo dalla sofferenza. A loro, ringraziandoli, esprimo un augurio particolare”.