Ai contro camici bianchi. Quello della medicina difficilmente sarà un settore messo a rischio dai robot come altri, ma anche in corsia le ultime applicazioni dell’informatica, a partire dall’intelligenza artificiale, troveranno sempre più spazio. Quasi tutte le sfide tra medici veri e algoritmi sperimentate quest’anno, rileva la rivista Ieee Spectrum, sono finite con la vittoria della macchina.

Un campo – riporta l’Ansa – in cui il computer si è rivelato superiore all’uomo è nella diagnosi dell’autismo, che un algoritmo messo a punto dall’università di North Carolina è riuscito a scovare con l’81% di accuratezza a partire dalle risonanze cerebrali, mentre i metodi correnti non vanno oltre il 51%. L’intelligenza artificiale ha prevalso anche nella predizione del rischio di malattie cardiovascolari sulla base dei dati delle cartelle cliniche e la diagnosi di polmonite a partire dalle radiografie. In quest’ultimo caso l’algoritmo messo a punto dalla università di Stanford è stato messo a confronto con quattro radiologi nel trovare i segni della malattia in 420 esami radiografici, prevalendo sia nella diagnosi positiva sia nell’evitare falsi negativi.

Dottori e intelligenze artificiali hanno invece ‘pareggiato’ nel distinguere tra lesioni benigne e tumori della pelle, nel trovare la cataratta infantile e nel designare il trattamento più adatto a un tumore cerebrale. In questa sfida a misurarsi con un team di oncologi è stato Watson, il sistema messo a punto da Ibm. Basandosi sui dati del genoma di un tumore aggressivo al cervello le due squadre erano chiamate a formulare un possibile trattamento personalizzato in accordo con le mutazioni presenti. Watson ha impiegato dieci minuti a completare l’analisi e il confronto con la letteratura scientifica di riferimento, mentre gli umani 160 ore. La terapia proposta dall’intelligenza artificiale peró ha ignorato gli esiti di un test clinico che secondo i medici era invece rilevante. In un solo caso fra quelli pubblicati quest’anno a vincere è stato l’uomo, nel compito di contare i parassiti della malaria dalle immagini del sangue al microscopio. “Un dispositivo munito di intelligenza artificiale riesce a farlo abbastanza bene da soddisfare i criteri dell’Oms – hanno spiegato gli ideatori alla International Conference on Computer Vision – ma degli operatori ben addestrati possono farlo meglio”.

Lo studio