Tutti, nella vita, abbiamo perso qualcosa: le chiavi di casa, la carta d’identità, il biglietto dell’autobus, l’orecchino, l’anello, il guanto sinistro. Abbiamo perso il treno, il gusto, le staffe, le parole. A volte anche l’orgoglio. L’ennesima scommessa, l’ultima mano di carte, “l’amore quando si fa sera”. E di tempo? Ah, quanto ne abbiamo perduto!

Se, dunque, la perdita rappresenta un fenomeno ordinario e fisiologico con cui ognuno di noi deve fare i conti, è pur vero che ultimamente il Benevento ha amplificato la questione esagerando nell’arte della sconfitta: un numero tale di partite, dolorose, snervanti e infinite, le abbiamo perse infatti solo noi che seguiamo la squadra sannita e che ogni domenica, dal 20 agosto, assistiamo ai match più tristi della galassia – scontri in cui, puntualmente, gli avversari che non segnavano dal 2001 finalmente trovano il gol e le squadre che, nella loro storia, non avevano mai vinto in trasferta tornano a casa coi tre punti sotto il braccio a mo’ di souvenir della città.

È chiaro come nessuno, al Vigorito, abbia mai avuto la pretesa di eccelsi piazzamenti nella classifica di serie A, ma la collezione di disfatte continua ad amareggiare le domeniche dei tifosi e a mettere sempre più a dura prova, di tracollo in tracollo, chi scrive – se, infatti, a fine partita gli ultrà giallorossi sono disperati, immaginate l’angoscia da scriba in cui ogni volta verte la sottoscritta.

Ma con 17 partite alle spalle e solo un punto in tasca, come deve comportarsi adesso la squadra? Ogni cittadino beneventano ha, ovviamente, una propria teoria e nessuno rimane indifferente all’argomento poiché la questione non è meramente sportiva, ma ha una più ampia valenza sociale e collettiva e non esiste luogo, dalle edicole agli studi dentistici, in cui la faccenda non venga sufficientemente sviscerata e dibattuta.

Vari i pareri che ho raccolto, differenti le possibilità:

a) Variante a, sostenuta da madre Anna Maria: acquistare a gennaio Messi e Neymar;

b) ipotesi b, portata avanti da marito Luca: schierare in difesa il suo amico Peppe Limone;

c) possibilità c, perorata da cugino Giovanni: eliminare gli enormi spazzolini per i denti collocati a bordocampo e forieri di energie negative;

d) opzione d, teorizzata da suocera Marianna a partire dalla seconda di campionato: arrendersi e deporre le armi.

A queste si aggiungono, inoltre, le reiterate preghiere dei lettori di questo blog indirizzate a modificare la couture della maglia giallorossa.

Vedremo allora quale teoria avrà il sopravvento così come continueremo implacabili ad assistere alle ultime due partite del girone di andata e poi a quello di ritorno, nella speranza di assistere, prima o poi, a un benedetto risultato positivo.

P.s.: l’ottava edizione del Premio Stregone va alla Var, divinità ultraterrena, che si materializza magicamente disegnando con due dita un rettangolo, vera protagonista delle partite del Benevento, capace di far battere il cuore e trattenere il fiato a uno stadio intero.

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