“Insomma, il tutore volontario è quello che s’accolla gl’impicci” (sbriga le incombenze, ndr) chiosa a un certo punto del corso di formazione sui tutori volontari di minori abbandonati, il collega romano due file più indietro della mia. Momento di silenzio e poi risata: sì, anche questo farà il tutore volontario di minori stranieri rimasti soli. Ma non solo. Perché ci sarà pure tutta la parte di dialogo e supervisione di quel po’ di tempo libero che ogni tutore avrà la possibilità di dedicare al suo pupillo. Si tratta di prendersi cura, per alcune ore alla settimana, di un minorenne straniero che la sua lotteria l’ha già vinta, essendo sopravvissuto a un viaggio della disperazione di anche due anni, attraversando due deserti, un mare e qualche guerra civile.

Arrivato in Italia, il pischello può però diventare oggetto di attenzioni dalla criminalità organizzata, essere risucchiato nel mercato nero del lavoro o, peggio, in quello della pedofilia o del traffico di organi. Situazioni più grandi di qualunque minorenne, contro le quali gli under 18 non hanno nemmeno le armi giuridiche per poter reagire, dal momento che i minori di età non possono autonomamente prendere decisioni o fare scelte che abbiano conseguenze giuridiche. Possono aver subito delle lesioni in un incidente stradale, ma non possono da soli fare causa per chiedere il risarcimento a chi li ha investiti; possono aver diritto a dei sussidi o a delle terapie gratuite, ma non possono chiederli direttamente in proprio nome.

Ammetto che da bambino, alla fatidica domanda “Cosa vuoi fare da grande?” non ho mai risposto “il tutore volontario di minori abbandonati”. E tuttavia, sembra che la vita mi stia portando a fare questo genere di percorso. D’altro canto, queste figure servono: stando ai dati del 2016 raccolti da Save the children, sono circa 26mila i minori stranieri rimasti soli che hanno chiesto ospitalità su territorio italiano. Nella sola Regione Lazio il dato si attestava al 30 settembre a quota 940 ragazzini, 900 dei quali maschi, il 58% di 17 anni e il 26% di 16. Le tre nazionalità più comuni sono Egitto, Albania ed Eritrea. All’ombra del Colosseo, però, si prepara ad accoglierli un gruppo a oggi di 600 tutori volontari, coordinati dall’Ufficio del garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione, gestito dall’avvocato Jacopo Marzetti.

Le istituzioni laziali stanno rispondendo con solerzia maggiore di altre regioni alla questione, sfruttando quanto disposto dalla nuova Legge 47/2017, anche nota col nome della sua prima firmataria, Zampa, anche se in realtà la prima proposta fu depositata nel 2013 dalla Ong Save the Children. La legge, in modo assai interessante, propone un rovesciamento della piramide, prevedendo che la soluzione venga dal basso, dai cittadini volontari, poi adeguatamente formati, e non dall’alto per nomina verso chi è già tutore pubblico. Stando all’Ufficio del Garante, il Lazio è stato tra i primi a pubblicare il bando e a far partire i corsi.

Ho intervistato il Garante per l’infanzia e l’adolescenza del Lazio al termine del III corso per tutori volontari e ne è venuto fuori un bello scambio che riporto qui sul mio blog.

Avvocato Marzetti, chi è e che cosa fa un tutor volontario per minori non accompagnati?

“E’ una figura nuova, prevista dalla legge Zampa. Gli obiettivi sono due: primo integrare la capacità giuridica del minore, secondo l’integrazione complessiva del minore nel nostro ordinamento.”

Perché questo dovrebbe essere un problema che interessa gli italiani?

“Perché tutti parlano di integrazione, molte volte in senso negativo, mentre in questo caso sono dei ragazzi che sono sul nostro territorio che hanno la necessità di essere tutelati come prevede la convenzione Onu [sui diritti del fanciullo, ndr], e hanno la necessità di integrarsi nel nostro sistema”.

Qual è la ratio della Legge Zampa?

“In particolare direi l’art. 11 crea questa figura nuova del tutore volontario, un privato cittadino che, a seconda dei suoi tempi e capacità per aiutare questi ragazzi.”

La carta internazionale dei diritti del fanciullo, recepita dalla Legge Zampa, stabilisce che un migrante minorenne non deve essere in nessun caso respinto alla frontiera. Secondo lei è giusto?

“E’ quanto stabilisce la convenzione Onu, festeggiata poco tempo fa. Il trattamento per i minorenni è diverso rispetto a quello degli adulti.”

Non c’è il pericolo di addossare troppe responsabilità a dei cittadini che non hanno un’adeguata preparazione giuridica?

“No, ad oggi questi minori sono assegnati al tutore pubblico, cioè al sindaco, che si occupa di centinaia di ragazzi, quindi è opportuno che ci sia una figura di riferimento. Poi venendo a mancare la convivenza, le eventuali responsabilità sono più di culpa in vigilando che d’altro tipo”.

In altre regioni i suoi omologhi hanno inserito direttamente nell’albo dei tutori avvocati e psicologi. Lei non l’ha fatto, come mai?

“Perché ritengo che questa sia una figura nuova. Tutti necessitano di una formazione adeguata, che non è solo fornita dalle 30 ore del corso di formazione regionale, ma ci sarà una formazione continua, supportata dai nostri uffici e dai servizi sociali territoriali.”

E’ prevista una retribuzione o un rimborso spese per i tutori?

“No, essendo una figura sociale non c’è retribuzione. Sul rimborso spese invece da parte della conferenza dei garanti è stata fatta una richiesta ufficiale per integrare le spese.”

Mancano ancora i decreti attuativi, giusto?

“Sì, ma sono ottimista. Anzi, lancio un appello affinché questi decreti arrivino presto. Poi spero che la Regione Lazio mi dia un supporto anche economico per organizzare questi corsi, così come stiamo facendo con ottimi risultati. L’obiettivo è di arrivare a un minore, un tutore. Al momento abbiamo mille minori e 600 aspiranti tutori: possiamo farcela.”

Una breve descrizione di questo corso di formazione.

“Sono 30 ore divise in tre moduli: fenomenologico su dove arrivano, quanti sono, quali sono, come funzionano le strutture di accoglienza qui nel Lazio, poi il modulo giuridico sia civile che penale, più due ore sul diritto sanitario, e poi il modulo psicologico.”

Se la prospettiva vi interessa, c’è solo da spedire la vostra domanda tramite PEC al seguente indirizzo: infanziaeadolescenza@cert.consreglazio.it o una raccomandata a Uffici del Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio in Via della Pisana, 1301 – 00163 Roma.

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