Per capire la sfrontatezza degli ultras, la commissione Antimafia parte da Catania e dal “mutuo soccorso” all’interno della curva dopo gli arresti per gli scontri prima di Catania-Palermo nei quali morì l’ispettore Filippo Raciti. “Vere e proprie raccolte di fondi” tra gli i tifosi organizzati “per sostenere le spese legali delle famiglie” con metodi “analoghi” a quelli riscontrati, sostengono i parlamentari “per le consorterie mafiose”. In una curva dove i legami con i clan non mancano: “Alcuni leader dei gruppi ultras maggiormente rappresentativi all’interno del locale stadio Angelo Massimino vantavano rapporti diretti con la criminalità organizzata mafiosa – si legge nella relazione – sia per i legami di parentela con alcuni esponenti, sia per i precedenti penali specifici che gli stessi annoveravano”. Due nomi per tutti: il leader degli “Irriducibili”, Rosario Piacenti, “appartenente alla omonima famiglia mafiosa del quartiere Picanello”, e Stefano Africano, condannati nel 2016 per tentata estorsione ai danni del calciatore rossoblù Marco Biagianti per “agevolare l’associazione mafiosa dei Cursoti”. La sentenza viene definita “emblematica” dai parlamentari: il giocatore, ancora oggi capitano della squadra, viene avvicinato dai due capi ultras che “tentano di estorcergli una somma di denaro di 5 mila euro al fine di poter sostenere, come accerterà il tribunale, alcune “spese processuali”, con chiaro riferimento alla loro appartenenza ad ambienti criminali”. Biagianti non denunciò né si è costituito parte civile “intimidito dal chiaro contesto criminale mafioso” e durante il processo “ha sostenuto la tesi difensiva degli imputati – poi smentita dal tribunale – secondo la quale i soldi gli erano stati chiesti come forma di sostegno alla tifoseria delle spese attinenti alle coreografie”.

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