In Spagna si può consumare cannabis, ma in privato. E’ legale l’utilizzo domestico e la coltivazione entro precisi limiti, ed è consentito consumare cannabis nei club. Nel 2014 è stato approvato un piano regolatore per queste attività. Lo scorso 28 giugno, inoltre, il Parlamento catalano ha definito ulteriormente il sistema di regole, così da superare le residue ambiguità che avevano creato problemi ad alcuni club e ai loro fornitori, che sono stati perseguiti anche penalmente. Con la nuova legge, i cannabis social club riconosciuti saranno gli unici autorizzati alla coltivazione, per un massimo di 150kg di inflorescenze essiccate l’anno. I soci dei club potranno usufruire di un massimo di 60 grammi al mese, 20 per quelli di età inferiore ai 21 anni. Mentre i soci “medicinali“, coloro che ne fanno un uso terapeutico non avranno limiti da rispettare. Rimane proibito il trasporto, la vendita in strada e il consumo in luoghi pubblici, e le sanzioni pecuniarie come le conseguenze penali sono inasprite dal 2013. Tra i cannabis social club di Barcellona, oltre 300 secondo gli stessi gestori, alcuni parlano italiano. Diventando spesso punti di ritrovo per i nostri cervelli in fuga. Come il Think different, nel centralissimo Barrio Gotico, che ha ospitato la nostra telecamera. Il club è aperto dal settembre del 2016, ma quest’anno la proprietà ne ha inaugurati altri due. Il quartiere ospita molti italiani, che hanno eletto questo club punto di riferimento di una comunità giovane e numerosa. “Lo spaccio nelle strade è diminuito drasticamente”, spiegano all’interno del club, dove il dispensario offre la cannabis coltivata dagli stessi soci, “quelli che servono per aprire un’associazione”, ma anche prodotti che arrivano dagli Stati Uniti. C’è la legge, ma soprattutto una cultura della tolleranza che, spiegano al Think different, “farà di Barcellona un’altra capitale della Marijuana libera: i prezzi qui sono migliori anche rispetto all’Olanda”

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