Ali Abdullah Saleh, presidente dello Yemen deposto nel 2012, è stato ucciso con “colpi di arma da fuoco a sud di Sanaa”. Dopo ore di confusione e voci discordanti, anche il partito del Congresso generale del popolo ha confermato l’uccisione del suo leader. Lo ha reso noto l’emittente al Arabiya citando una fonte del partito e spiegando che Saleh è “morto durante la battaglia contro gli houthi a Sanàa”, dove da cinque giorni sono in corso violenti scontri tra i miliziani sciiti e i lealisti del raìs che secondo la Croce Rossa Internazionale hanno causato la morte di 225 persone.

La tv al Masirah, emittente controllata dalle milizie sciite appoggiate dall’Iran, ha diffuso un video nel quale viene mostrato il cadavere di Saleh e ha annunciato “la fine della crisi creata da una milizia traditrice e l’uccisione del suo leader”. Fino alla scorsa settimana Saleh e gli houthi avevano combattuto fianco a fianco contro il governo del presidente yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi. Ma nelle scorse ore Saleh aveva annunciato la fine dell’alleanza con gli houthi. “E’ giunta l’ora zero per la battaglia a Sanàa. Il Paese deve essere salvato dalla pazzia del gruppo houthi”, erano state le parole con cui il raìs aveva denunciato la fine dell’intesa.

Saleh, deposto dopo 34 anni nel 2012, nel febbraio 2015 aveva appoggiato i ribelli sciiti nella speranza di tornare al potere dopo essere stato scalzato dall’attuale presidente Abd Rabbo Mansour Hadi. Ma negli ultimi mesi i rapporti si erano deteriorati e sabato il raìs aveva annunciato la fine della sua alleanza per unirsi al fronte anti-ribelli guidato dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti.

Il leader del movimento sciita, Abdul Malik al-Houthi, ha descritto l’uccisione del leader come una vittoria contro la coalizione a guida saudita. Fonti leali e ostili a Saleh hanno riferito che l’ex presidente è stato ucciso in un agguato in strada. Al-Houthi si è congratulato con gli yemeniti “per questo storico, eccezionale e magnifico giorno in cui la cospirazione del tradimento è fallita”. La rivolta dei combattenti di Saleh contro il gruppo vicino all’Iran è stata la più grande minaccia che il Paese abbia affrontato, ha aggiunto il leader sciita, ma è stata sconfitta in tre giorni. Ha poi detto che il suo movimento manterrà il sistema repubblicano della nazione e che non cercherà vendetta contro il partito di Saleh.

All’agenzia di stampa Xinhua un ufficiale houthi ha confermato che l’ex presidente è stato ucciso insieme ad alcuni parenti, compreso un nipote, e a due esponenti del Congresso generale del popolo. “Saleh e il vice segretario generale del Congresso, Yasser al-Awadhi, sono stati uccisi stamani mentre tentavano di fuggire attraversando il distretto di Khawlan, alla periferia sud di Sanàa, per rifugiarsi nella provincia di Marib, controllata dal governo sostenuto dai sauditi”, ha confermato la fonte. “Un nipote di Saleh, Tareq, è stato ucciso sempre stamani nella sua abitazione nel quartiere di Haddah, a Sanàa”. Secondo l’ufficiale, “è stato ucciso a Sanàa anche il segretario generale del partito di Saleh, Arif al-Zuka“.

A dare la notizia dell’uccisione era stato il ministero degli Interni controllato dalle forze sciite, ma il Congresso generale l’aveva subito smentita: “Gli houthi stanno cercando disperatamente di assassinare Saleh, ma al momento lui è ancora vivo”, aveva spiegato detto una fonte citata dalla Xinhua. In mattinata fonti di stampa del Golfo avevano riferito, citando testimoni oculari, che una delle residenze di Saleh era stata fatta esplodere dagli insorti e che non si avevano notizie della sorte dell’ex presidente. Da sabato a oggi, affermavano le fonti, gli houthi hanno fatto irruzione in diverse abitazioni ed edifici dentro e fuori Sanàa indicati come appartenenti agli uomini di Saleh.

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