“Bisogna capire se comanderà Grasso o D’Alema…”. La stilettata è arrivata subito dopo il “dispiacere” per il nuovo strappo a sinistra. Matteo Renzi ha commentato così, dopo una giornata di silenzio, la discesa in campo di Pietro Grasso con la lista unitaria Liberi e uguali che nasce da Mdp, Si e Possibile. E, con la leadership del presidente del Senato, rischia di far perdere al Pd diversi collegi. Renzi contrattacca con il riferimento a D’Alema e l’appello al voto utile contro quella che bolla come “sinistra radicale” o “Cosa rossa”: “La sinistra è una cosa più grande di una sola persona e perciò penso che un elettore di sinistra farà fatica a votare la Cosa rossa sapendo che fa un favore a Salvini o Berlusconi“, è la tesi del segretario Pd, espressa dalla poltroncina di Che tempo che fa su Rai1. Chiaro il riferimento alla frase di Grasso secondo cui “l’unico voto veramente utile” è quello della “metà d’Italia che non vota”.

“Noi siamo rispettosi di ciò che avviene alla nostra sinistra, certo ci dispiace”, ha esordito Renzi parlando con Fabio Fazio. “A Grasso faccio in bocca a lupo. Poi bisogna capire se comanderà Grasso o D’Alema…”. Poi ha assicurato che non è stato lui a volere la rottura: “Per non dividere abbiamo chiesto a Prodi, Veltroni e Fassino di darci una mano”. Di più. “Spero sempre” in una riappacificazione, ha sostenuto, pur sottolineando che a un certo punto “bisogna fare chiarezza” a partire da temi su cui Pd e la sinistra di Grasso sono molto distanti. “La nostra priorità è il lavoro“, è la sfida che Renzi lancia agli ex compagni di partito sul piano programmatico: “Abbiamo creato un milione di posti, ne creeremo altrettanti nella prossima legislatura”. E poi l’impegno sul biotestamento: “Faremo di tutto per approvare la legge, le parole di Salvini sui “morti” sono state di una violenza inaudita”.

Sullo ius soli, nessun impegno al voto ma la difesa della legge: “L’abbiamo scritta noi”. Luigi Zanda in giornata aveva fatto sapere: “Martedì proporrò alla conferenza dei capigruppo del Senato di porre all’ordine del giorno la legge sul fine vita: troveremo una maggioranza per approvarla”.

Poi gli affondi. Auspicando una “campagna elettorale civile”, Renzi ha evocato l’autolesionismo della sinistra del passato, con le sue divisioni. La nuova “cosa rossa”, ha affermato, “è difficile che non abbia l’atteggiamento del passato di attaccare il leader vicino”. Massimo D’Alema “lo ha già fatto” con Prodi e Veltroni. A un anno dal referendum che portò alle sue dimissioni, ha ammesso poi che il Pd “magari non ce la farà a recuperare il 40%”, ma con i collegi si può avvicinare a un risultato che consenta “di farcela da soli”.

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