Seconda parte dello scontro a Otto e Mezzo (La7) tra Carlo Tecce, giornalista de Il Fatto Quotidiano, e il conduttore Bruno Vespa (qui la prima parte). Si continua a discutere sul contratto artistico del giornalista Rai, che, visibilmente piccato, rivendica: “A differenza di trasmissioni condotte da altri, come Biagi, Floris e Giannini, che avevano contratti artistici, il format Porta a Porta contiene una parte di intrattenimento. E non solo: c’è una sentenza che riconosce, per il mio programma, la titolarità dell’approfondimento politico. E la campagna elettorale è l’approfondimento politico per eccellenza. Mi dispiace, ma voi del Fatto andate a sbattere. Anzi, siete già andati a sbattere“. Riguardo alla possibilità che Vespa possa ospitare dibattiti in campagna elettorale, la conduttrice Lilli Gruber chiede: “Ma la vicenda non è chiusa?”. “Ma quando?” – risponde, stizzito, Vespa – “Stiamo parlando di una vicenda aperta dal Fatto Quotidiano, ragazzi. Ma andiamo, su, dai. Entrate nel ridicolo, va bene? Tecce, informati. Grazie a Dio, dietro a quella lucetta rossa (della telecamera, ndr), c’è qualcuno. Ed è una assoluta vergogna che venga applicato un tetto ai compensi dei dirigenti Rai, nonostante l’azienda emetta dei bond. E’ una discriminazione politica nei confronti della Rai e dei dirigenti della Rai. E non di Vespa, che non c’entra niente. Spero che dopo le elezioni venga sanata”. Tecce osserva: “E’ surreale che il direttore generale della Rai guadagni un quinto di quanto guadagna Vespa“. “No, è surreale che il dg della Rai guadagni quanto il capo degli uffici abbonamenti”, risponde Vespa

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