La Svizzera introduce un salario minimo di 19 franchi l’ora che fanno 3mila euro al mese. Ma quella cifra “non basta”, perché non deve far felici gli svizzeri ma più poveri gli italiani cui sembrerà roba dell’altro mondo, giacché da Bellinzona in giù non esiste nulla di simile. Gli unici minimi sono i retributivi orari dei ccnl di settore: 1.141 euro per chi lavora nel tessile, 1.204 per l’agricoltura, 1.313 per l’edilizia e così via. Cifre lontanissime da quelle svizzere. Ma il salario svizzero destinato per legge a ciascun lavoratore del Canton Ticino, dal cassiere al postino, in realtà parla italiano. Nel senso che è stato proposto, votato e ora dovrà essere  tradotto in atti dal governo proprio per “colpire” i frontalieri, massimamente italiani ma non solo, che si “accontentano” di una paga mediamente inferiore del 25% rispetto ai residenti consentendo il dumping salariale. Ecco, quei 3mila euro sono il tentativo di contenerlo agendo sui datori di lavoro che – non potendo pagare nessuno meno – probabilmente opteranno per un lavoratore svizzero. Fine della competizione salariale che ci fa così invisi oltre confine? Forse, perché in realtà l’accordo raggiunto e soprattutto le cifre – paradossalmente – sembrano scontentare tutti, sia i promotori che il padronato. “Quasi il 94 % delle lavoratrici e dei lavoratori in Ticino-  affermano la confindustria locale e la Camera di Commercio -percepisce già salari minimi superiori a quelli proposti dal Governo”. Alla fine, secondo i rappresentanti del mondo economico, il salario minimo riguarderà 9100 persone, di cui 6500 frontalieri. Mentre metterà in difficoltà “aziende, commerci, piccole attività artigianali che hanno margini di guadagno sensibilmente inferiori e che sono sottoposte a forte competitività”.

Anche i Verdi e i Socialisti che due anni fa lanciarono il referendum incassando il 54% dei voti favorevoli oggi ritengono la cifra troppo bassa. Ricordano che il Ticino rimane “il Cantone con il più alto tasso di povertà della Svizzera”. Sembra sia questione di spiccioli: contro i 19 franchi massimi l’ora indicati dal Governo – scrive Repubblica – se ne vorrebbero 20, come stabilito dal Cantone di Neuchâtel. “In realtà in Svizzera esistono già dei minimi che sono stati decisi dalle parti sociali e datoriali”, fa sapere un giudice dei Grigioni, dove il salario non si applica, ma che ben conosce la materia avendo a che fare ogni giorno con contenziosi su paghe e tributi a cavallo della frontiera. Le cassiere dei supermercati, per dire, non prendono meno di 3.400 euro al mese (“poi pagano il caffé 4 euro perché la vita qui costa almeno il doppio”). E infatti l’iniziativa è pensata per gli altri, non per gli svizzeri. “Il tentativo di allentare la pressione da fuori– spiega il magistrato al Fatto.it– incrocia quello degli accordi bilaterali  in via definizione da anni”. Di fatto il governo italiano ha negoziato la maggiore collaborazione sul recupero dell’avasione in cambio di un impegno a tassare anche in Italia i frontalieri (che sono tassati alla fonte) così da rendere meno attrattivo un lavoro in Svizzera, specie per quei furboni che prendono una residenza solo fittizia nel raggio di 10 km lineari dal confine.

Il colloquio col giudice tributario è anche propizio per farsi un viaggetto nel “welfare alla Svizzera”. E scoprire che quando quel salario (minimo a parole) non c’è più si atterra su un paracadute a cinque stelle che vale altrettanto e ti paga perfino la connessione a Internet in quanto “diritto incomprimibile”. “In caso di perdita del lavoro c’è una disoccupazione per due anni al 70% dell’ultimo stipendio o l’80 se si hanno figli – spiega il magistrato – e poi subentra l’assicurazione sociale che paga l’affitto che mediamente sono 800-1000 franchi, 1.100 franchi per le spese vive del vitto, vestiario e internet perché qui l’informazione tramite web è un diritto che non può essere compresso dalla condizione economica del cittadino, poi ci sono circa 400 franchi per la cassa malattia”. Il giudice lo definisce “un minimo vitale per la sopravvivenza”. E siamo ai 3mila euro del salario minimo garantito. Chiaro che roba così ce la sogniamo, viaggiando con pensioni sociali da 460 euro. In assenza di quasi-tutto dagli svizzeri potremmo almeno mutuare l’idea a costo quasi-zero di un internet garantito ai disoccupati, perché possano navigare tra le offerte di lavoro e mandare cv per candidarsi a riconquistarlo. E tenerci il nostro caffè, che è più buono che a Lugano e ci costa 1 euro anziché 4.