C’è anche il disastro colposo tra i reati contestati dalla procura di Torino nell’inchiesta sui fatti di piazza San Carlo. Sono venti gli avvisi di garanzia notificati. Tra loro c’è anche la sindaca di Torino Chiara Appendino: “Mi è stato notificato un avviso di garanzia per i fatti di piazza San Carlo, offrirò come sempre la massima collaborazione agli inquirenti”. Gli altri destinatari delle notifiche sono l’ex capo di gabinetto del comune Paolo Giordana, la dirigente comunale Chiara Bobbio, il capo di gabinetto della questura Michele Mollo, il commissario di polizia Angelo Bonzano, che la sera della partita aveva delle responsabilità di ordine pubblico, i vertici di Turismo Torino, l’ente che ha materialmente organizzato l’evento, il presidente Maurizio Montagnese e il dirigente Danilo Bessone. Sotto inchiesta è finito anche il questore Angelo Sanna. I notificati saranno interrogati nei prossimi giorni. La procura procede inoltre per lesioni e omicidio colposo. Secondo chi indaga quella manifestazione che non poteva essere nemmeno organizzata. I pubblici ministeri hanno tratteggiato le contestazioni agli indagati. Alcune di queste riguardano l’affidamento della manifestazione a Turismo Torino: i tempi e le risorse disponibili non permettevano nemmeno l’allestimento nel modo in cui prese forma.

Le indagini sono coordinate dalla Procura di Torino e riguardano gli incidenti dello scorso 3 giugno, quando durante la proiezione della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid morì una donna e rimasero ferite 1500 persone. “Ho piena fiducia nella magistratura – aveva commentato la sindaca le indiscrezioni sul suo eventuale coinvolgimento nelle indagini – Sappiamo che i torinesi vogliono la verità, com’è giusto che sia”.

Il reato di omicidio colposo è legato alla morte di Erika Pioletti, deceduta lo scorso 15 giugno, mentre quello di lesioni colpose è legato “in danno delle 315 persone che hanno proposto querela“. “Deve essere comunque precisato – sottolinea la Procura torinese – che gli inviti a comparire emessi sono anche finalizzati ad acquisire le dichiarazioni difensive delle persone che accetteranno di rispondere, così da poter eventualmente compiere conseguenti ulteriori accertamenti (non esclusi i confronti che si rendessero necessari) anche nel loro interesse, sicché non possono in alcun modo essere considerati equivalenti ad atti di promovimento dell’azione penale”. “Non risultano individuate le specifiche ragioni che hanno determinato il panico collettivo tra le migliaia di persone presenti in piazza San Carlo e le conseguenti drammatiche vicende” spiega il procuratore di Torino, Armando Spataro, al termine della prima fase degli accertamenti. Per questo “sono state esaminate circa 200 persone informate sui fatti, sono stati acquisiti filmati, documenti e provvedimenti vari, tutti dettagliatamente analizzati, sono stati effettuati sopralluoghi nella predetta piazza e nel parcheggio sottostante, sono state eseguite due consulenza tecniche”. Quanto alle ondate di panico, gli inquirenti affermano che “verosimilmente” furono scatenate dalla “paura di un attacco terroristico”.

La Procura della Repubblica di Torino confida, comunque, “di poter concludere le indagini preliminari in tempi brevi in modo da poter investire i giudici competenti cui spettano le valutazioni finali, comprese quelle sull’operato del pubblico ministero”. “Nonostante alcune gratuite polemiche cui questo Ufficio è rimasto doverosamente estraneo, va sottolineato che le indagini sono state effettuate in tempi rapidi, specie ove si consideri la necessità di osservare gli obblighi di legge connessi al periodo feriale nel frattempo intercorso e di attendere il termine di tre mesi entro il quale – fa notare – le persone interessate avrebbero potuto proporre querela. I tempi delle indagini, naturalmente, sono stati condizionati solo dal dovere di procedere per i reati configurabili, anche nell’interesse delle parti offese e della cittadinanza torinese, con attenzione e approfondimento di ogni circostanza rilevante”.