Per Forza Italia è una riforma ridicola, per gli ex alfaniani la montagna ha partorito un topolino, per i Cinquestelle invece è un “bavaglio ai giornalisti” e (l’ennesimo) “colpo contro la nostra democrazia”. Angelino Alfano, invece, esulta: “Ci sono voluti molti anni, ma alla fine la riforma delle intercettazioni sarà legge. La tenacia e il buonsenso hanno vinto. Ancora una volta”, ha twittato. Non ci sarà “nessuna limitazione alle indagini”, ma solo “tutela diritto alla riservatezza (privacy)”, ha twittato di nuovo. “In Parlamento il testo migliorerà ancora”, ha quindi promesso (o minacciato, a seconda delle opinioni sul tema). E il Pd? Per ora resta sulla scia del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni la cui linea è “limitare l’abuso e non l’uso”. E tutti i dirigenti più in vista restano in silenzio.

Ma per il candidato presidente del M5s Luigi Di Maio “il Pd ha coronato il sogno di Berlusconi” perché il decreto legislativo sulle intercettazioni “servirà a limitare l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche per la magistratura”. Per Di Maio “c’è un patto” e su questo “voglio un confronto con Renzi, a meno che lui non voglia scappare”. In realtà Renzi non scappa, il confronto ci sarà martedì prossimo, in tv. Per i 5 stelle “pur di vincere le elezioni in Sicilia, pur di mantenersi il potere che ormai hanno perso, ecco che il governo rende realtà il bavaglio – ribadiscono in una nota – bloccando di fatto le intercettazioni. Un gradito regalo per i loro alleati di Governo, così da oggi non si potranno più pubblicare le intercettazioni di chi è al potere”.

Non la pensa così il Partito democratico che, con Walter Verini, definisce il decreto “una norma seria ed equilibrata”. Il consiglio dei ministri, secondo Verini, ha tenuto insieme “due principi fondamentali: da un lato il rispetto della sfera personale, del diritto alla privacy non sempre osservato in questi anni (per quanto riguarda intercettazioni di alcun rilievo penale o di contesto) e dall’altro, il diritto di cronaca“. E dall’altra parte “non intacca minimamente, ma anzi rafforza, la facoltà della magistratura di utilizzare le intercettazioni ai fini delle indagini. E i giudizi negativi ed estremistici diametralmente opposti che in queste ore vengono sul provvedimento da Forza Italia e 5 Stelle, confermano l’equilibrio del testo”.

Infatti per Francesco Paolo Sisto, avvocato penalista (anche di Raffaele Fitto e Silvio Berlusconi), è una riforma “semplicemente ridicola”. Ha il “solo, gravissimo effetto: penalizzare l’esercizio dei diritti della difesa, con complicazioni procedimentali che rendono pressoché impossibile il contraddittorio su quanto intercettato. Si tratta della triste conferma che questo governo ha a cuore solo gli interessi delle procure e non quelli di chi, a parità costituzionale di condizioni, ha il diritto di difendersi”. Una corrente di pensiero che condividono anche gli ex alfaniani, come Maurizio Sacconi (che fa sempre parte di Ap in Parlamento ma rappresenta Energie

Sulla riforma è intervenuto anche il segretario generale e il presidente Fnsi Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti. “L’approvazione delle nuove norme sulle intercettazioni”, hanno scritto in una nota, “non potrà mai far venir meno il diritto-dovere del giornalista di pubblicare qualsiasi notizia, anche coperta da segreto, che abbia rilevanza per l’opinione pubblica e che implichi l’interesse dei cittadini ad esserne messi a conoscenza, così come ha più volte ribadito la Corte europea dei diritti dell’uomo. Il giro di vite sulle intercettazioni non è stato però accompagnato da alcuna norma per tutelare i cronisti minacciati e scoraggiare l’uso e l’abuso delle cosiddette ‘querele bavaglio’. Evidentemente quest’ultima non è considerata una priorità”.