La destra di questo paese ha un grosso problema con l’omosessualità e questa, di per sé, non è una notizia. Tanti gli esempi, dai sindaci della Lega che non volevano celebrare le unioni civili, a certi candidati – come Nello Musumeci in Sicilia – che incontrano i movimenti omofobi e no gender. Tutti a sottolinear distanze e distinguo dall’universo Lgbt, ridotto a dimensione esclusivamente “gay”. Deve essere il riflesso di un irrisolto: la paura che la maschia e italica virtù (tradotto: la propria virilità) sia messa in discussione dall’esistenza di chi, di quel modo di “essere maschio”, se ne fa veramente poco. Roba risolvibile con una psicoterapia mirata, in buona sostanza. E invece si sublima il disagio in azione politica o dibattito pubblico. Ultimamente è capitato ben tre volte.

Un esempio è arrivato da Forza Nuova contro il corso di Storia dell’omosessualità a Torino. “La storia è una cosa seria, l’omosessualità no” tuonava lo striscione affisso per protesta davanti l’università. Vicenda che, per ironia della sorte, ha esposto i militanti neofascisti di fronte alla loro inadeguatezza. Con la storia, in primis, che li descrive come perdenti (perché il fascismo è stato sconfitto dalla storia e questo è un dato di fatto). E con l’omosessualità, in secondo luogo, a cui in verità i camerati devono molto: se non ci fossero “i froci”, le loro esistenze sarebbero infinitamente più povere. Hanno bisogno dei gay per esistere, o nessuno parlerebbe di loro. Hanno bisogno dei gay (maschi) per sentirsi maschi (veri). Basterebbe solo questo per giustificare anche un semplice dibattito in corridoio sulla questione Lgbt. Qui si parla, addirittura, di indagine storiografica del fenomeno. È comprensibile che la cosa li possa annichilire. Cosa dire? Ci dispiace per il disagio arrecato, ma era nostra intenzione.

Rimanendo in tema, arriva il Giornale con un articolo di Massimiliano Parente in cui si giunge a un non poco inedito, in verità, mischione tra paradosso e insipienza. A cominciare dal titolo La “laurea” in omosessualità? Conformismo che offende i gay, che fa ampiamente capire che il nostro è parecchio confuso. Sostenere che si insegna l’omosessualità è come credere che a un corso di Storia del cristianesimo ti battezzino contro voglia o che a Storia della chiesa vai a farti prete. Quando invece andrebbe solo capita, sempre che si abbia la serenità per farlo, la differenza tra orientamento sessuale e storicizzazione di un processo che ha portato la società a doversi confrontare, nel bene e (soprattutto) nel male con le identità sessuali “fuori norma”. Prosegue, poi, il giornalista con affermazioni quali: “l’idea che esista una storia dell’omosessualità (…) è offensiva anzitutto per gli omosessuali”. Solito pensiero sovradeterminante: lo si lasci dire alle persone Lgbt cosa le offende e cosa no. E ammetta serenamente, il nostro eroe, che quel corso offende, semmai, lui.

In questa divertente voragine di tristezza, si aggiunge la copertina de La Verità, giornale di Maurizio Belpietro i cui dipendenti, con ogni evidenza, hanno un debole per il porno gay. “Nuovi insegnanti in cattedra all’università La Sapienza” è scritto in copertina, in cui si denuncia la presenza di un ex attore di film a luci rosse, Ruggero Freddi, tra i docenti dell’università romana. “Quello di ingegneria è il secondo della foto”, si legge ancora e il tutto è accompagnato da un’immagine in cui si vede una scena di sesso tra tre maschi, tra cui proprio Freddi. Eppure, per scegliere un docente universitario si dovrebbero valutarne i titoli. La testata diretta da Belpietro, invece, non riesce a non curiosare in mezzo alle mutande degli altri. Contenti loro… Speriamo che la visione dei film di Freddi, il cui nome d’arte era Carlo Masi, li abbia almeno divertiti.

Commenta così Caterina Coppola, direttrice di Gaypost.it: “L’Italia è quel paese in cui se fai il presidente del Consiglio e ti riempi la casa di escort (che è un lavoro) e di minorenni […] sei un gran figo perché, in fondo, incarni le fantasie del vero maschio-italico-virile-macho. Se hai fatto il porno attore (che è un lavoro, vorrei ricordare) gay e hai due laureehai vinto un concorso non puoi fare tutoraggio all’università. La Verità, mai nome fu più inutilmente ambizioso”. Discorso applicabile a certa destra italiana. E ai tentativi, da parte di certi suoi appartenenti, di prendere le distanze dalle loro (poco, a dire il vero) recondite paure.