Che quello dell’aumento dell’età pensionabile sia il nuovo fronte di campagna elettorale del Pd si è capito già mercoledì, quando a sorpresa il ministro (e vicesegretario Maurizio Martina) ha detto che le norme vanno “riviste”. Ora a confermare la strategia arrivano le parole di Matteo Renzi, che parlando a Radio Capital ha spiegato: “A fronte di un aumento che scatta nel 2019 e di una richiesta di Camusso, Furlan e Barbagallo di prenderci sei mesi per vedere come va e poi decidiamo, noi abbiamo detto di sì”. Dunque ora il leader che quando era a Palazzo Chigi voleva rottamare i “corpi intermedi“, compreso il sindacato con cui è sempre stato tutt’altro che tenero, si accoda alla richiesta dei confederali di rimandare l’incremento dell’età di uscita a 67 anni previsto dalla manovra estiva del luglio 2010 (governo Berlusconi) e confermato dall’esecutivo di Mario Monti, che ha anticipato l’entrata in vigore del meccanismo al 2013.

Il fatto è che per rinviare la decisione “di sei mesi”, cioè a dopo il voto (come la vendita di Alitalia), occorre cambiare la legge. Perché è vero che il prossimo adeguamento scatterà nel 2019, ma – come ricordato anche dal presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano – il decreto direttoriale che fissa la nuova soglia va emanato entro la fine di quest’anno. E l’aggiornamento dell’aspettativa di vita arrivato dall’Istat due giorni fa non lascia spazio a ripensamenti. A meno che, appunto, la normativa non venga modificata in corsa. Facendo i conti con l’impatto sulla finanza pubblica: nei mesi scorsi fonti governative avevano fatto sapere che un rinvio dell’aumento comporterebbe esborsi aggiuntivi per 1,2 miliardi. Mentre il presidente Inps Tito Boeri ha calcolato che “bloccare l’età pensionabile a 67 anni a partire dal 2021 costerebbe “141 miliardi di spesa in più da qui al 2035″.

Susanna Camusso  comunque festeggia l’apertura: “Una notizia positiva, finalmente si coglie il senso della cosa che andiamo dicendo da mesi: non possiamo essere di fronte a un sistema di continuo innalzamento dell’aumento dell’età pensionabile”. Per la segretaria della Cgil “fare riferimento a una generica media è un sistema ingiusto: le condizioni di lavoro sono diverse tra di loro”. Parole che ricalcano quelle usate ieri da Martina. Dunque, per Camusso, “non solo ci vogliono sei mesi in più, ma bisogna ridefinire il meccanismo”. Alla domanda se consideri la mossa del Pd pre-elettorale, Camusso replica: “il rischio a fine legislatura c’è” ma se il governo tira dritto, avverte, “continueremo la mobilitazione”. Entusiasta pure Annamaria Furlan (Cisl): “Sono molto contenta e ritengo un segnale positivo che Renzi e tanti importanti esponenti del Pd abbiano condiviso il sentimento di Cgil, Cisl e Uil di chiedere che ci sia uno stop all’aspettativa di vita. Abbiamo tempo, visto che l’innalzamento dell’età pensionabile scatta il primo gennaio 2019, per analizzare con serietà quale sia la reale aspettativa di vita quando si fanno mestieri che incidono su questa negativamente”.