Zero in Veneto, e vabbè: dopo il referendum sull’autonomia un po’ l’antifona s’era capita. Zero in Friuli Venezia Giulia, ma su 5 ci può anche stare. Ma poi zero in Liguria e zero in Val d’Aosta. E soprattutto zero sia in Piemonte sia in Lombardia. A cento anni dalla battaglia di Caporetto, gira un’arietta tutta particolare tra i parlamentari del Pd che stanno per approvare il Rosatellum con 5 voti di fiducia, tra oggi e domani. Scrive Repubblica che da mano a mano, tra i senatori democratici, gira uno studio che alcuni colleghi deputati hanno commissionato a un funzionario della Camera: dice che a Nord nei collegi uninominali, quelli in cui si sfidano candidato contro candidato, ciascuno sostenuto da una coalizione, il Pd non prenderebbe nemmeno un collegio. Zero su 85 tra Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Friuli Venezia Giulia e Val d’Aosta. Una sconfitta totale che si aggiungerebbe allo zero in Sicilia – la terra che fu del 61 a zero berlusconiano nel 2001 – e in Calabria. Un disastro, insomma. Poi c’è tutta la parte proporzionale, certo: i seggi il Pd li prenderà tutti da lì. Ma nei collegi uninominali il Pd ha un senso solo al Centro e in qualche Regione del Sud in cui è trainato da uomini forti come Vincenzo De Luca in Campania e Michele Emiliano in Puglia. Secondo lo schema dello studio pubblicato da Repubblica, un po’ di carburante per il Pd arriverebbero dalle solite Regioni rosse (9 su 14 in Toscana), da altre del Centro (nel Lazio 7 su 21) e da alcune al Sud come Campania (8 su 22) e Puglia (6 su 15). Il totale di seggi conquistati dal Pd all’uninominale sarebbe 52, ai quali si devono aggiungere i seggi conquistati al proporzionale (secondo i sondaggi delle ultime settimane un po’ meno di 130, per un totale di 175-180 seggi). “Lo sanno anche i bambini che il Rosatellum favorisce la coalizione di centrodestra – dice a Repubblica Giorgio Tonini, veltroniano e ora renziano – per la semplice ragione che loro una coalizione ce l’hanno”.

L’assetto politico nazionale si sposa poi con il contingente. Si sposa, in particolare, con il vento che soffia in Veneto e – in misura minore, ma significativa – anche in Lombardia. La questione settentrionale, insomma, che fa aprire dei sorrisi ben larghi a Lega Nord e Forza Italia che si spartiranno il bottino nelle valli. Al centrosinistra – che tra l’altro non sarà il centrosinistra classico perché probabilmente ci sarà Alfano – resteranno le zone urbane del Nord, come già ha fatto vedere la mappa del voto dell’affluenza al referendum autonomista. “Perdiamo nelle aree caratterizzate da piccoli centri – spiega sempre a Repubblica Stefano Ceccanti, giurista ex parlamentare del Pd – E infatti in Veneto sarà dura”.