Finalmente una buona idea, mi ero detta.  Si annunciava essere la tela più lunga del mondo, 1500 metri. Roberto Coda Zabetta sale sul tetto del convento delle SS. Trinità delle Monache, poi ex Ospedale Militare di Napoli, e comincia a buttarci sopra secchiate di colore. Unica visuale consentita dall’alto, attraverso un percorso itinerante sulla zona collinare della città. Durerà  fino alle prime pioggie che per il momento scarseggiano.

Già il titolo è un gioco di parole (@mined_oud) ricavato dalla lettura in senso contrario dell’indirizzo email di Darren Bader, artista sperimantale newyorkese con la faccia da Woody Allen. La pratica artistica di Bader consiste nel mettere insieme elementi  più disparati, oggetti di consumo, parole, immagini, animali. Lui non crea, edita. E nel cortile del Madre, il museo d’Arte contemporanea di Napoli, azzarda un “ready-made” alla Marcel Duchamp (così dicono i sapientoni)  disegnando un’enorme schacchiera, al posto degli scacchi scarpe da ginnastica e tacchi 12 cm.  È la messa in scacco del Sistema Arte.

Andrea Viliani, direttore del Madre, ripropone allora  il “Pasto Nudo” di Moio e Sivelli: il pubblico si mette in fila, non sa cosa l’aspetta: dentro una stanza una ragazza, vestita solo di due prominenti tatuaggi sul lato B e décolleté gialli, serve piccoli babà imboccando maliziosamente gli spettatori che reagiscono tra l’imbarazzato e il divertito. La condizione di spaesamento è quello che l’artista cerca. Si fa sempre ricorso alla provocazione?

Ha vinto la Palma d’oro a Cannes “The Square” e il cineasta svedese Ruben Ostlund ha sorpreso pubblico e critica con un mix di ironia, analisi sociale e umorismo “scorretto” sul mondo dell’arte contemporanea. Il titolo del film risale a un’installazione nel centro della piazza di Varnamo, al sud della Svezia. Il quadrato è un santuario di fiducia entro i cui confini tutti abbiamo gli stessi diritti e gli stessi doveri. E i visitatori dovevano scegliere tra due porte, una con la scritta “I trust people”, e l’altra “I mistrust people” (mi fido, non mi fido). La maggior parte del pubblico scegliava la prima, ma poi aveva i sudori freddi quando gli veniva chiesto di lasciare cellulare e portafoglio sul pavimento. Questa contraddizione illustra quanto sia difficile comportarsi seguendo i propri principi. Ma solo se il contenuto sarà esplosivo, come quello di fare scoppiare al centro di “The Square” un fantoccio, i social media rimbalzeranno la diffusione in tutto il mondo.

Ma l’arte è anche contemplazione del bello. Villa Pisani, una mini reggia, le sue 114 stanze hanno ospitato dogi e imperatori, propone un ‘installazione corale delle Blachernitisse Contemporanee, le “Vergine Fontane”. Un’appendice della Biennale di Venezia, dove Carla Milesi e Maria Grazia Rosin immaginano un’opera fluttuante “Sources” che si snoda lungo il perimetro  delle vasche neo/classiche. Fino al 26 novembre.  L’arte non è fatta solo di novelli Duchamp e di wannabe ( vorrei tanto essere…).

@januariapiromal