Rapito due volte in un anno ma non ha nessuna voglia di rientrare a casa. “Mi hanno detto di rientrare in Italia ma io voglio restare, il demonio si può sconfiggere stando qui”. Così Don Maurizio Pallù, fiorentino di 63 anni, rapito lo scorso 12 ottobre insieme ad altre quattro persone mentre si stava recando a Benin City, nel sud del Paese. “Siamo stati prelevati sulla strada – ha dichiarato in un’intervista a Radio Vaticana – Sono venuti fuori sparando e ci hanno portato nella foresta”. La notizia della sua liberazione era stata data questa mattina dal ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ospite di Circo Massimo su Radio Capital. Una notizia che era stata confermata anche da fonti del Vicariato di Roma.

Don Pallù, appartenente alla comunità dei Neocatecumenali, si trova in Nigeria da tre anni: “Ho temuto di morire, è stata più difficile della prima volta – ha dichiarato sempre a Radio Vaticana – Ma ho visto i miracoli che il Signore ha fatto per tenerci in vita”. Un segnale di speranza secondo lui: “Il signore  ha in mente grandi piani per questo Paese. Il demonio è codardo, sta tenendo schiave milioni di persone con la menzogna, la codardia e la corruzione. Voglio continuare la mia opera di evangelizzazione della Nigeria”.

Nonostante la sua voglia di restare, il ministro Alfano ha fatto sapere con un tweet che Don Pallù rientrerà in Italia domani. “Ora è nella nostra ambasciata ad Abuja. Domani tornerà a Firenze”. E proprio il sindaco di Firenze Dario Nardella ha voluto commentare la liberazione di Don Pallù: “È una fortuna che la vicenda si sia risolta rapidamente. Non lo conosco personalmente, ma tutti quelli che lo conoscono mi hanno raccontato di una persona straordinaria“. Solidarietà e vicinanza a Don Pallù è stata espressa anche dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni (“un uomo coraggioso che non ha paura di sfidare il pericolo per la sua fede”) e dal presidente nazionale dell’Udc, Antonio De Poli: “Una notizia che mi riempie di gioia. Grazie a tutti coloro che si sono adoperati, a partire dall’Unità di crisi della Farnesina, che si sono adoperati per la sua liberazione”.


Anche la Diocesi di Roma ha gioito per la liberazione pubblicando una nota dove ringrazia “la Provvidenza divina che ha reso possibile una vicenda che destava molta preoccupazione”. E se Don Pallù ha dichiarato di non essere a conoscenza del pagamento di alcun riscatto, la madre Laura, raggiunta dal Corriere Fiorentino, non ha dubbi su cosa abbia reso possibile la liberazione del figlio: “I rapitori sono stati convinti dalla sua dolcezza, di questo ne sono sicura”. La madre ha poi ripercorso gli ultimi dieci giorni: “Sono stati molto difficili. Sapevo che i sequestratori non lo trattavano male, ma la fede non mi ha mai abbandonato”.