Bankitalia e il governatore Ignazio Visco sacrificati sull’altare della campagna elettorale. E’ l’ultima, spericolata mossa di un Pd a caccia di consensi che cerca disperatamente di piantare la sua bandierina su un terreno minato come quello delle banche. Come se in questi anni al governo ci fosse stato qualcun altro. Il tentativo, invero un po’ maldestro, è quello di smarcarsi dalle responsabilità della gestione delle crisi bancarie di questi anni chiedendo un cambio della guardia in Via Nazionale ora che il mandato di Visco è ormai in scadenza.

Così, il partito guidato da Matteo Renzi ha presentato alla Camera una mozione che taglia di fatto le gambe a ogni ipotesi di riconferma dell’attuale governatore. E il governo Gentiloni, che in sintonia con il presidente della Repubblica si era espresso a più riprese per il rinnovo del mandato a Visco, ha innescato prontamente la retromarcia accodandosi al volere di Renzi e facendo propria la mozione. Solo un passaggio è stato espunto: quello in cui i deputati democratici sottolineavano come le situazioni di dissesto verificatesi negli ultimi “avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione delle crisi bancarie” da parte dell’autorità di vigilanza.

Una critica troppo forte, specie se a esprimerla è un governo che ha condiviso con la Banca d’Italia tutta la parabola delle crisi bancarie, i cui costi sono lievitati anche e soprattutto a causa della sottovalutazione dei problemi e del tasso di improvvisazione con cui questi sono stati affrontati. Dopo anni spesi a sostenere che il sistema bancario italiano era solido, anzi solidissimo, che il Monte dei Paschi era ormai risanato e le sue azioni erano un vero affare, che la situazione delle banche venete non era così disperata, tanto da chiedere il via libera a una ricapitalizzazione preventiva, francamente sembra difficile scaricare come fanno Renzi e il Pd la colpa della crisi di fiducia dei cittadini sul governatore della Banca d’Italia.

Eppure, senza colpo ferire, l’ex presidente del consiglio e i suoi chiedono al governo – il quale accogliendo la mozione si è impegnato –  “ai fini della tutela del risparmio e della promozione di un clima di maggior fiducia dei cittadini” di individuare “nell’ambito delle proprie prerogative, la figura più idonea a garantire nuova fiducia nell’istituto”. Insomma, un nuovo governatore. Lungi da noi difendere Visco e la Banca d’Italia che, come più volte scritto in questi anni, hanno enormi responsabilità in ciò che è accaduto, ma la mozione del Pd è un’evidente mossa elettorale che il governo ha deciso di assecondare, mettendo sotto i piedi la propria autonomia anziché contribuire a svelenire il clima scegliendo di rimandare la nomina a dopo le elezioni, come chiesto responsabilmente da buona parte delle opposizioni.

In questo modo Pd e governo trascinano in campagna elettorale Bankitalia e il rischio boomerang è molto forte non solo perché sulla questione banche Pd e governo sono da anni sotto scacco, ma anche perché dopo la figuraccia collezionata con la Commissione d’inchiesta sulle banche (nata morta per volontà del Pd e presieduta da Pierferdinando Casini, le cui prime mosse rendono inutili anche i pochi mesi di lavoro che la Commissione ha davanti), una nomina “sbagliata” a Via Nazionale rischia di trasformarsi in una vera Caporetto di consensi.