In Italia, ma è così un po’ in tutto il mondo ormai, le quotidiane stravaganze di Mr. Trump, dentro e fuori la Casa Bianca, hanno perso la capacità di attrarre l’interesse dei media, non è così però per quanto riguarda i media americani che se ne occupano invece con preoccupato (e giustificato!) interesse praticamente senza sosta, inefficaci peraltro circa la possibilità di modificare la pericolosissima situazione che giorno per giorno si viene a creare a causa delle incredibili scelte di politica interna ed estera, economica ed ecologica che, senza preventivo studio o accordo con chicchessia il decisionista supremo prende senza curarsi di ciò che dicono di lui tutti gli altri. Potenti e impotenti per lui tutti pari sono. Questo è probabilmente l’unico elemento di uguaglianza che lui conosce, per il resto è davvero un perfetto alieno su tutto e su tutti.

Arrivato alla Casa Bianca lui crede davvero di poter fare come faceva prima con le sue attività private: decide senza consultarsi con nessuno su tutto quello che si deve fare.  Non ha alcuna voglia di imparare e sta già creando ovunque grave instabilità.

Disdice (o ci prova a farlo) accordi o riforme fatti da tutti i presidenti che lo hanno preceduto. Il Trans Pacific Partnership (T.P.P.), l’accordo di libero scambio con 12 Paesi dell’area Pacifico, già firmato da Obama ma non ancora operativo, è stato tra i primi a saltare; il North American Free Trade Agreement (NAFTA), l’accordo con Canada Messico, già operativo dai tempi di Clinton è in dirittura d’arrivo per la disdetta; il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), l’accordo con l’Europa, era già “traballante” prima del suo arrivo, ora è su un binario morto con poche possibilità di recupero (personalmente però ero contrario anch’io a quell’accordo, ma per motivi quasi contrari a quelli di Trump).

Non contento di questi “successi” si è impegnato a fondo per affossare tutte le riforme più importanti firmate da Obama. Notissima è ormai la figuraccia da lui fatta nel tentativo di cancellare la riforma sanitaria cosiddetta “Obamacare”, che garantiva la copertura assicurativa a tutti i cittadini (con un contributo statale a chi non può pagarsela), bloccata al Senato da tre senatori repubblicani “ribelli” che si sono aggiunti ai 50 democratici. Altrettanto nota è la minaccia di cancellare l’ordine esecutivo di Obama, che congelava fino alla approvazione di una apposita legge (intesa a sanare la situazione) il rimpatrio forzoso di centinaia di migliaia di illegali giunti negli Usa clandestinamente quando erano ancora in minore età.

Ora vorrebbe fare una mega-riforma delle tasse che farebbe un immenso regalo a chi è già straricco facendone pesare il costo sulle classi medie della popolazione. Ne parla dettagliatamente in uno splendido articolo dal titolo “Deja Voodoo” uno dei maggiori economisti al mondo: Joseph Stiglitz, che non risparmia alcuna critica a Trump. Ecco come si esprime già nelle prime righe: …today, the United States – and much of the world – confronts four central problems: widening income inequality, growing job insecurity, climate change, and anemic productivity growth” (oggi, gli Usa, e gran parte del mondo, si confrontano con 4 problemi centrali: la crescente disuguaglianza, la minore sicurezza sul lavoro, i cambiamenti climatici e l’anemica crescita di produttività”).

Invece che agire su questi fronti Trump regala con questa riforma altri soldi alle grandi corporazioni che già siedono su un paio di trilioni di dollari (duemila miliardi) parcheggiati all’estero per evitare di portarli in Usa dove sarebbero tassati. Gli utili netti delle “corporation” americane sono infatti già triplicati negli ultimi trent’anni e continuano a fare guadagni “stellari” nonostante la “Grande Recessione” del 2008 (fatta pagare interamente alla popolazione che invece le tasse le paga interamente).

Cosa serve (dico io) aumentare i guadagni di questi “paperoni” se invece che reinvestirli dove occorre alla loro nazione e al loro popolo, lo vanno a spendere al loro piacere dove più gli garba?

Ma anche se questi guadagni fossero spesi con nuovi investimenti in qualche parte del mondo (per guadagnarci di più), e ottenessero qualche piccolo miglioramento nella distribuzione del reddito delle economie emergenti (Estremo Oriente, Sud America, Africa, ecc.) al costo però di un pesantissimo sfruttamento del lavoro sia in quei paesi che in quelli ormai sempre meno ricchi, a cosa porterebbe questa politica del profitto esercitato fino alle massime conseguenze?

Sicuramente ad un gravissimo periodo di destabilizzazione globale, ma non è tutto. Non sono fantapolitica le minacce che si scambiano giornalmente il dittatore della Nord Corea e l’alieno della Casa Bianca. Per fortuna ci sono ancora giornalisti seri che indagano, registrano e informano. Come ad esempio quelli di Mother Jones che ci tengono aggiornati non solo sulle chiacchiere e le false promesse di Trump ma anche sulle sue reali intenzioni circa la dotazione e l’uso di armi nucleari (vuole decuplicarle in pochi anni!). Se alla palese supponenza e arroganza di Trump aggiungiamo, come ci suggerisce Mother Jones, anche la sua sconcertante ignoranza in materia di difesa e di armi nucleari, forse varrebbe la pena di andarsi a rivedere “Il dottor Stranamore” per aggiornarsi ad una realtà ben più pericolosa di quella raccontata umoristicamente nel film di Stanley Kubrick.