I media di mezzo mondo, tramite giornalisti più attenti alla cronaca che alle analisi, hanno già cominciato, fin dal primo giorno di Donald Trump alla Casa Bianca, a descrivere come dovuti e credibili, nel rispetto delle promesse fatte in campagna elettorale, gli estemporanei e stravaganti ordini esecutivi che il presidente Trump ha immediatamente emesso per avviare il suo quadriennio di comandante in capo della prima potenza economica e militare del mondo.

E’ davvero incomprensibile come persino alcuni importanti professionisti dell’informazione e delle istituzioni si siano lasciati conquistare dalle facili promesse di un soggetto come Trump, che politico non è (e tantomeno politologo!), e nemmeno può essere Trump considerato un economista, salvo forse per quanto compete ai suoi interessi privati.

A uno che si appresta a guidare per almeno quattro anni la corazzata economica globale si dovrebbero richiedere almeno ampie doti di conoscenza e “mestiere” nella difficile arte della politica. La capacità, cioè, di vedere in anticipo quello che un qualunque rappresentante eletto dal popolo non vede o non sa gestire, e cioè l’arte di mediare i diversi interessi che si accavallano sul suo cammino di comandante in capo.

Non solo gli interessi evidenti quindi, quelli che emergono subito nello scontro tra mediatori, ma anche quelli sommersi, che tengono conto cioè degli interessi della nazione nel suo intero (immediato e futuro) e degli elettori (visti come popolo nel suo insieme, non come partito di provenienza).

Per muoversi con proprietà e saggezza è necessario quindi che il gran capo provvisorio di una grande democrazia (come quella americana) sappia vedere e seguire la “stella polare” che ogni statista veramente illuminato vede e segue scrupolosamente. La stella polare è l’insieme delle conoscenze, esperienze e capacità personali che un grande “navigatore” riesce a tenere insieme con capacità e intelligenza, per mantenere la rotta e l’equilibrio necessario non solo a condurre in qualche modo la nave alla meta ma anche a completare l’insieme degli obbiettivi che si erano prefissati.

Obama ci è riuscito? No, e nemmeno ci era riuscito Cristoforo Colombo, pur facendo una scoperta che ha cambiato la storia del mondo. Ma è normale, nessuno ci è mai riuscito perché la perfezione non è negli uomini. La Stella Polare infatti non è veramente raggiungibile, è solo il punto fermo che illumina la via ai naviganti.

E’ possibile vedere in Trump il requisito del buon navigante? Assolutamente NO.

In lui si possono trovare solo, tra gli elementi di successo di un grande capo, l’ardimento e la determinazione del grande condottiero. Lui non ha né le grandi capacità strategiche e normative di un Napoleone e nemmeno le grandi doti di comando e di crescita espansiva, mai sconfinate nella totale dittatura, di un Giulio Cesare. Somiglia di più, se vogliamo, ad Alessandro Magno.

La grande arte di Trump, in fondo, è solo quella di inventare illusioni per un popolo stanco delle promesse dei mediocri politici di professione. Ma per gli italiani è un’esperienza già passata, prima con Berlusconi e poi con Renzi. D’altronde lui non ha nemmeno bisogno di costruire un impero, dato che lo ha già trovato e scalato dal suo interno.

Ovvio quindi che non manterrà le sue promesse, salvo quelle che a lui sembreranno non costare niente.

Ma questa politica rivolta solo a cementare i propri interessi personali, invece che coltivare quelli della nazione (come è già successo negli ultimi vent’anni all’Italia), può produrre solo conflittualità e un sicuro declino sul piano dell’influenza globale.

E’ già successo alla superpotenza imperiale di Roma, quando arrivarono al vertice del potere imperatori inetti e ambiziosi che resero impossibile il controllo della supremazia globale, e alla “meteora” Macedone (Alessandro Magno) il cui implacabile imperio cadde in disgrazia subito dopo la sua morte. Accadrà inevitabilmente anche alla superpotenza America, e il degrado potrebbe essere già cominciato lo scorso mese di novembre con l’elezione di Trump.

Speriamo solo che il nuovo, storicamente banale, decisionista maximo, non usi, come il macedone, la spada per spezzare il nodo gordiano dei problemi insolubili, perché la moderna spada (una tremenda potenza atomica), di cui lui non è però unico gestore nel mondo, potrebbe determinare non solo la fine dell’impero americano, ma disastri inimmaginabili per il globo intero.