Cronaca

Migranti, Le Monde: “Accordo tra l’Italia e i trafficanti libici per fermare i flussi”

Il quotidiano francese spiega di aver parlato al telefono con una personalità di Sabratha, la città costiera libica da cui fino a poche settimane fa partivano quasi tutti i migranti diretti in Italia. "Roma è sospettata di aver pagato la milizia di Ahmed Al-Dabbashi, l’ex trafficante che ora fa la guerra contro il traffico di esseri umani", scrive il giornale, confermando i reportage di Reuters e Associated Press. La Farnesina ha sempre respinto le accuse piovute nelle scorse settimane

“Fra i trafficanti libici e l’Italia sono stati stipulati piccoli accordi contro i migranti”. Dopo i reportage di Reuters e Associated Press, anche Le Monde accende i riflettori sui motivi che starebbero dietro allo stop delle partenze di migranti dalle coste libiche. Il quotidiano francese dedica all’argomento il titolo di apertura dell’edizione di questo pomeriggio, 14 settembre, e le prime due pagine interne.

Le Monde spiega di aver parlato al telefono con una personalità di Sabratha, la città costiera della Tripolitania da cui fino a poche settimane fa partivano quasi tutti i migranti diretti in Italia. “C’è un accordo tra gli italiani e la milizia di Ahmed Al-Dabbashi. L’ex trafficante oggi fa la guerra contro il traffico di esseri umani”, scrive il giornalista citando la fonte, che vuole rimanere anonima. L’articolo spiega che “Al-Dabbashi, soprannominato Al-Ammu (lo zio), è il capo della brigata dei martiri Anas al-Dabbashi, che fino a luglio dominava il traffico di migranti da Sabratha”. Le informazioni coincidono con quelle contenute nel reportage di Associated Press e anche del Corriere della Sera. Una fonte di Ap aveva definito Al-Dabbashi e il fratello “i re del traffico” di migranti.

“Roma è sospettata di aver pagato i servizi delle milizie libiche per fermare l’afflusso di migranti sulle sue coste. Il governo smentisce. Le imbarcazioni vengono intercettate in mare. Conseguenza: il numero di traversate del Mediterraneo verso Lampedusa è crollato ad agosto”, continua Le Monde. “Alcune associazioni umanitarie denunciano trattamenti crudeli e accusano l’Unione europea di lasciar prosperare un ‘sistema predatorio’. Di fronte a questa situazione, chi aspira all’Europa cerca altri punti di ingresso, in particolare attraverso la Romania“. È proprio di ieri, 13 settembre, la notizia che un barcone con a bordo 153 migranti, tra cui 53 bambini, è stato intercettato e bloccato nel Mar Nero dalla guardia costiera romena. Il battello, fatiscente, è stato condotto nel porto di Costanza, dove i profughi sono stati identificati.

Nelle ultime settimane si sono intensificati i casi di imbarcazioni cariche di migranti fermate nel Mar Nero e partite dalla Turchia. Tra il 9 e il 10 settembre sarebbero arrivate in Romania più di 200 persone a bordo di due barconi. Chiusa la rotta balcanica, che dalla Turchia proseguiva via terra o via mare verso la Grecia e nei Paesi della ex Jugoslavia, e bloccate, almeno per ora, le partenze dalla Libia, sarebbe il Mar Nero la nuova via battuta dai migranti.

“I Paesi dell’Unione europea non fanno che mantenere quest’organizzazione criminale”, continua Le Monde citando la presidente di Medici senza frontiere, Joanne Liu. Una nuova smentita su questo punto, dopo quella del governo italiano che ha sempre rigettato l’ipotesi di accordi con le milizie libiche, è arrivata dal commissario Ue per le migrazioni Dimitris Avramopoulos: “Il calo dei flussi sulla rotta del Mediterraneo centrale è frutto di una cooperazione ben coordinata con i Paesi della regione e del ruolo di pioniere dell’Italia, col ministro Minniti. Tutto è stato fatto nella chiarezza e nella trasparenza, non ci sono stati canali nascosti o negoziati dietro le quinte”.

Le Monde traccia anche un ritratto del ministro dell’Interno italiano Marco Minniti in cui lo definisce un “apparatchik dell’ombra diventato Mister Anti-migranti” e in cui dice che “ha negoziato il blocco del traffico in Libia in condizioni di opacità”. Accuse che il titolare del Viminale ha sempre negato, rivendicando gli accordi stretti con i sindaci libici.