Minniti candidato premier del Pd? Dipenderà da Renzi. Renzi ha voti, Minniti no“. Così a Otto e Mezzo (La7) il filosofo Massimo Cacciari in un confronto con il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, e il giornalista Giovani Floris sul futuro del Partito Democratico. “Nel Pd forse Gentiloni comincia ad avere qualche voto” – continua l’ex sindaco di Venezia – “ma, una volta mollato da Renzi, voglio vedere dove va. E’ Renzi che dà le carte. Se riterrà che il candidato più forte sia Minniti, lo candiderà. Dopodiché Minniti, o chi per lui, dovrà trovare un mestiere per Renzi, cosa che non sarà niente affatto semplice“. “Sono assolutamente d’accordo con Cacciari” – commenta Travaglio – “L’idea che Renzi sia ontologicamente disponibile a passare la mano a qualcuno più bravo di lui è un’ipotesi irrealistica, del terzo tipo. E’ come quando sentivamo raccontare che Berlusconi avrebbe passato la mano e avrebbe preparato la strada al suo erede. Sono personalità talmente egocentriche ed egotiste che non hanno proprio dentro di sé la capacità di riconoscere che qualcuno diverso da sé sia meglio di loro”. E aggiunge: “Credo che Renzi resterà aggrappato alla carica di candidato premier fino all’ultimo, a costo di trascinare il suo partito al disastro. Del resto, ha appena fatto le primarie e le ha stravinte. Continua a ripeterlo sempre. Che altro gli si può dire?”. Sulla candidatura di Minniti, il direttore del Fatto osserva: “Non ha una corrente e non ha truppe. Sul territorio schiera se stesso, la sua faccia e il fatto che ora c’è un ministro dell’Interno, mentre prima per quattro anni non c’era, cioè c’era Alfano, cioè il nulla. Quindi, già il fatto che ci sia un ministro dell’Interno gli porta inevitabilmente del consenso perché almeno si vede uno, che, bene o male, giusto o sbagliato che faccia, tenta di gestire un problema che mai nessuno prima ha tentato di risolvere, perché magari si preferiva fare affari, come nel caso del Cara di Mineo. E mi riferisco al partito di Alfano in Sicilia

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