Un’estate così drammatica per la natura italiana non si era mai vista. Il mix di temperature anomale, siccità e incendi è stato già fino a ora devastante.

Si calcola che da dicembre 2016 a oggi in Italia siano mancati qualcosa come 47 miliardi di metri cubi di pioggia. Ed a causa della siccità, i piromani dolosi e colposi hanno avuto via libera, complice l’insensata riforma del Corpo forestale che, come ha dichiarato a Il Messaggero Silvano Landi, storico direttore della Scuola forestale di Cittaducale, “nella lotta agli incendi boschivi ha fatto fare un passo indietro di 40 anni“.

A non credere nella responsabilità umana dei mutamenti climatici, forse, è rimasto solo Donald Trump nel suo studio ovale.

E a proposito degli Stati Uniti, essi hanno avuto, nel corso dell’estate, sulla costa occidentale lo stesso problema di siccità e incendi mentre su quella orientale quello opposto: il ciclone Harvey ha fatto sconquassi. Ma anche qui non paiono esservi dubbi sul ruolo dei cambiamenti climatici, come afferma da queste pagine Ugo Bardi.

Aumento delle temperature, siccità ed eventi atmosferici estremi sono facce diverse dello stesso fenomeno, il riscaldamento globale. Lo sanno anche i bimbi, oramai.

Ma torniamo ad Harvey che come un serial killer ha ucciso 47 persone. A queste e al ciclone i nostri media hanno dato ampio spazio. Peccato che sempre per eventi climatici estremi e sempre in agosto in Sierra Leone sono morte 300 persone solo nella capitale Freetown, dove un intero quartiere è stato risucchiato dal fango (e 600 persone risultano ancora disperse). Non solo, perché in India, Nepal, Bangladesh i morti per le inondazioni sono stati 1200 e milioni gli sfollati.

Chi ne ha parlato da noi? Quasi nessuno. I morti degli Stati Uniti, il paese più ricco al mondo contano di più di quelli dei paesi poveri del Sud del mondo. Alcuni uomini sono di serie A e altri di serie B? Pare proprio di sì. E’ un’altra faccia del nostro razzismo. Un’altra espressione delle brutte notizie di questa orribile estate.

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