A Roma coltivano un auspicio: che l’impronta al vertice l’abbia data Angela Merkel. “Tutti in Europa devono accettare che il vecchio sistema-Dublino non è sostenibile – ha detto alla vigilia la cancelliera in una intervista alla Welt am Sonntag – non può essere che Grecia e Italia debbano sopportare da sole tutto il carico, soltanto a causa del fatto che la loro posizione geografica è tale che i profughi arrivano da loro. Per questo i profughi vanno distribuiti in modo solidale”. In attesa di vedere cosa ne pensino l’Austria e i Paesi del Gruppo di Visegrad, a Parigi si è aperto il vertice sull’immigrazione voluto dal presidente francese Emmanuel Macron.

La riunione sarà un incontro a quattro con i leader di Italia, Germania e Spagna, esteso ai rappresentanti di tre Paesi africani, cioè Ciad, Niger e Libia. Presente inoltre l’Alta rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini. Focus principale: come portare sotto controllo la crisi migratoria in Europa. “I lavori serviranno a riaffermare l’appoggio dell’Europa a Ciad, Niger e Libia a favore del controllo e della gestione dei flussi migratori”, afferma la presidenza francese.

L’incontro si aprirà con una riunione fra Macron e i presidenti di Niger e Ciad, rispettivamente Mahamadou Issoufo e Idriss Deby. A seguire ci sarà un incontro fra il capo dell’Eliseo e la Merkel; alle 16.55 si terrà invece la riunione vera e propria fra tutte le parti invitate: discuteranno dei flussi migratori dall’Africa all’Europa Macron, Issoufo e Deby, insieme al premier del governo libico internazionalmente riconosciuto Fayez Al Sarraj, nonché il premier Paolo Gentiloni, quello spagnolo Mariano Rajoy, Merkel e Mogherini. Dopo l’incontro a otto, intorno alle 19.30 ci sarà infine una riunione di lavoro a quattro fra Macron, Gentiloni, Merkel e Rajoy per parlare di “questioni di attualità”: i quattro discuteranno di come rafforzare la cooperazione internazionale alla luce degli attentati terroristici come quelli della scorsa settimana a Barcellona e Cambrils, in Catalogna.

“Il progetto italiano di cooperazione con 14 comunità locali sulle rotte migratorie in Libia è molto opportuno”, si legge nel documento del vertice trapelato domenica. Il ministro degli Interni Minniti che proprio ieri ha perfezionato a Roma un importante accordo con 14 capitribù libici – il governo li chiama “sindaci” – che in cambio di aiuti si sono impegnati a frenare gli sbarchi. Il Viminale considera centrale il rapporto coi sindaci libici, soggetti di notevole peso in quella realtà, ognuno dei quali si è impegnato a presentare un progetto che “deve decollare a settembre“, ha chiesto Minniti.

Ma non solo. L’endorsement alla svolta italiana sul comportamento delle navi delle Ong che setacciano il basso Mediterraneo è senza ombre: “Il salvataggio in mare resta una priorità. Germania, Francia, Spagna e l’Alto rappresentante Ue si felicitano – si legge nel documento – per le misure prese dall’Italia nel pieno rispetto del diritto internazionale. Il codice di condotta in materia di salvataggi in mare è un passo avanti positivo che consente di migliorare coordinamento e efficacia dei salvataggi. I capi di Stato e di governo chiedono a tutte le Ong che operano in zona di firmare il codice e di rispettarlo”.

Dopo avere portato sotto controllo il passaggio di migranti in Europa attraverso la Turchia con un accordo fra Ankara e Ue, i responsabili europei sono preoccupati dalla rotta del Nord Africa, attraverso la quale migliaia di persone sbarcano sulle coste di Grecia e Italia. “L’Europa ha dato sei miliardi alla Turchia per chiudere la Rotta balcanica. Ecco, è arrivato il momento di fare lo stesso con la Libia: diamo subito alla Libia 6 miliardi di euro e poi investiamo in una strategia complessiva per l’Africa”, è la proposta lanciata in un’intervista a La Repubblica da Antonio Tajani, presidente del Parlamento Ue. “Questi soldi – spiega Tajani – servirebbero anche a favorire un accordo tra Bengasi e Tripoli”. In che modo? Il generale Haftar potrebbe diventare il capo delle forze armate e il premier Al Serraj potrebbe mantenere la leadership politica. Ma andrebbero coinvolte tutte le tribù, in particolare quelle del Sud”. “Naturalmente – prosegue Tajani – parte dei sei miliardi dovrebbero andare anche a Niger e Ciad per chiudere il corridoio libico”.

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