Dal Congresso americano è arrivato un primo colpo alla riforma di Wall Street varata dall’amministrazione Obama dopo la crisi finanziaria esplosa nel 2008 e diventata uno degli obiettivi di Donald Trump fin dalla campagna elettorale. Il presidente già all’inizio di febbraio aveva emanato due ordini esecutivi che ne prevedevano la revisione. Giovedì la Camera dei Rappresentanti ha fatto un altro passo votando l’abolizione di molte delle restrizioni introdotte per ridurre i rischi presi dalle grandi banche. La palla passa ora al Senato.

In base alla legge votata dalla Camera e sostenuta dall’amministrazione Trump tutte le grandi banche e le grandi istituzioni finanziarie e assicurative, da Goldman Sachs a Bank of America, passando per MetLife, saranno sottoposte a minori controlli rispetto a quelli più severi e stringenti imposti dall’amministrazione Obama nel 2010.
L’obiettivo della nuova normativa, secondo la maggioranza della Camera e secondo la Casa Bianca, è quello di agevolare le banche per stimolare maggiore crescita economica e creazione di posti di lavoro.

Il provvedimento però è destinato a non avere vita facile in Senato, dove molti repubblicani sono perplessi da quello che qualcuno definisce un vero e proprio ‘regalo’ alle banche. Ma il testo – al di là del suo destino in Congresso – indica chiaramente la direzione che la nuova amministrazione vuole intraprendere, con il presidente che si appresta a nominare i nuovi vertici delle principali authority federali nel settore finanziario. Intanto i democratici sono sul piede di guerra e si apprestano a mobilitare l’opinione pubblica contraria a un allentamento dei controlli sulle banche. Sul piede di guerra anche il popolo anti-Wall Street, in gran parte rappresentato dai sostenitori dell’ex candidato democratico Bernie Sanders, che potrebbe ben presto scendere in piazza in tutta l’America

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