“Non c’è stata leggerezza da parte della Juventus. Il nostro club è un esempio di eccellenza in Italia, ha sempre affrontato tutte le situazioni d’accordo con le forze dell’ordine e in particolare con la Digos”. Così ha replicato di fronte ai cronisti Andrea Agnelli, il presidente della Juventus, dopo l’audizione alla Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi, in merito alle infiltrazioni della criminalità organizzata nel calcio emerse dall’inchiesta “Alto Piemonte”.”Mai nessuno ha pensato che Rocco Dominello potesse essere qualcosa di diverso da un semplice ultrà“, ha rivendicato Agnelli alla domanda se la società bianconera fosse “a conoscenza dell’appartenenza di Rocco Dominello ad associazione di stampo ndranghetista“. Per poi difendersi: “Dominello? Non lo scegliamo noi come interlocutore, lo scelgono loro. La Questura non sapeva chi fosse, perché dovevo saperlo io? Dovevo scoprirlo su Google? Io mi fido e non mi fido di Google, perché non basta andare sul web per capire come funziona il mondo”, ha replicato alle domande di Rosy Bindi e del vicepresidente della commissione Claudio Fava. Secondo il presidente bianconero “esiste” un problema legato alle infiltrazioni criminali. Un fenomeno “in mutamento”: “Il compito della società è quello di collaborare con le istituzioni per trovare insieme a chi ha l’esperienza sul campo delle norme adeguate a combatterlo”, ha concluso Agnelli a margine dell’audizione.

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