Non solo l’ex numero uno Martin Winterkorn, indagato per frode e per presunta manipolazione del corso dei titoli del gruppo. Anche il nuovo ad di Volkswagen, nonché di Porsche Matthias Müller, l’uomo che avrebbe dovuto far dimenticare lo scandalo delle emissioni truccate scoppiato nel settembre 2015, è finito sotto inchiesta da parte della procura di Stoccarda per manipolazione del mercato in relazione all’andamento delle azioni Porsche, azionista di maggioranza del gruppo di Wolfsburg. Lo scrive il magazine Wirtschaftswoche nella prossima edizione.

Con lui è indagato anche il presidente del consiglio di sorveglianza Hans Dieter Poetsch. Müller era già numero uno di Porsche all’epoca del cambio al vertice di Volkswagen, mentre Poetsch ne è presidente. L’inchiesta nasce da una denuncia della Bafin, la Consob tedesca, secondo cui non avrebbero effettuato tempestivamente la comunicazione al mercato sullo scandalo Dieselgate.

Proprio mercoledì si è tenuta a Hannover l’assemblea degli azionisti della casa automobilistica. E Müller ha preso la parola per spiegare che quasi 4,7 milioni di veicoli sugli 11 milioni che montavano il software truffaldino sono stati già modificati. Poetsch dal canto suo ha riferito che gli esiti dell’inchiesta interna sullo scandalo commissionata allo studio internazionale Jones Day non possono essere pubblicati per “motivi legali”. Gerd Kuhlmeyer, rappresentante degli azionisti, ha detto di essere ancora “sconvolto e senza parole” e ha aggiunto che Volkswagen deve fare di più per riacquistare la fiducia degli investitori, nonostante il rapido recupero degli utili. “La fine dei procedimenti in corso e dei possibili ulteriori effetti non si vede ancora”, ha aggiunto.

Volkswagen ha accettato di spendere fino a 25 miliardi di dollari negli Stati Uniti per affrontare rivendicazioni di proprietari di auto, regolatori ambientali, stati e concessionari e si è offerto di riacquistare sempre negli Usa circa 500.000 veicoli inquinanti. Ma rischia di dover sborsare altri miliardi di euro di oneri a fronte di circa 3.500 cause legali e 2.000 ricorsi di azionisti a livello mondiale.

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