feltri-non-chiede-scusa

Ormai si potrebbe tracciare una hit-parade delle volgarità lanciate dal “branco” dei politici o dei media sulle donne, vere e proprie “palpate verbali” che, spesso, sembrano la declinazione al femminile del cosidetto “Metodo Boffo”.

Il dubbio è che cosa mettere in cima alla classifica: la bambola gonfiabile di Salvini appesa a un trave per “alludere” alla Boldrini? Lo sfottò del coro liberista contro Rosy Bindi (“più bella che intelligente”), la domanda che Berlusconi lanciò in pubblico ad Angela Bruno, un’impiegata della Green Power, (tra l’altro sposata…): “Lei viene? E quante volte viene? Viene tre volte ?…”, o lo schiaffo verbale di Calderoli alla Kyenge paragonata a un orango?

Dopo l’omicidio di Sara Di Pietrantonio, il 31 maggio dell’anno scorso Vittorio Feltri scrisse: “Per gradire nella capitale arrostiscono una ragazza di 22 anni“. L’Ordine dei giornalisti della Lombardia, attivò il consiglio di disciplina. Una raccolta di firme promossa da Change.org, sollecitò la radiazione di Feltri dall’Albo.

“Non capisco dove stia il problema, la ragazza è stata bruciata viva, proprio arrostita” – rispose Feltri – “il fatto non mi stupisce, ma il problema che questo signore si è comportato in modo incivile e il termine arrostire rende l’idea dell’intento punitivo. Il dizionario dice che arrostire significa cuocere ed è quello che ha fatto, anzi, ha fatto un flambé di quella ragazza ed è atroce. Mi sembrava che arrostire rendesse l’idea, flambé era adatto, ma magari sembrava ironico”.

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