“Patata bollente” è il titolo di apertura del quotidiano Libero con tanto di foto di Virginia Raggi. Un titolo che porta con sé la pretesa dell’ironia. Ma l’ironia, come canta Fiorella Mannoia, “ti salverà la vita” solo se libero da detriti sessisti lo sei davvero.

Fin qui potremo esclamare: nulla di nuovo sotto il sole, offuscato da nuvole dense che tolgono respiro al cielo! Sì, potremo dirlo se non dovessimo constatare qualcosa di ancora più grave della becera affermazione: il silenzio indifferente delle tante donne che della declinazione al femminile di mestieri e professioni ne hanno fatto e continuano a farne una conquista della parità di genere. Conquista rilanciata da conduttrici ad ogni piè sospinto, onde poi sorridere compiaciute allo sberleffo a Virginia Raggi o di fronte un ospite che, ahimè, non perde occasione per sprecare intelligenza e cultura, che pur possiede, per compiacere il suo narcisismo.

L’indifferenza per le donne che non appartengono alla compagnia di giro, che non rispondono alle logiche di potere, che disturbano politicamente e rompono gli schemi, care colleghe, gentili ministre e presidentesse, è la peggiore forma di sessismo esistente proprio perché proviene dalle donne. Mi direte: ma Virginia Raggi non ne fa una giusta, sbaglia continuamente, come si può tacere? Io invece mi chiedo: ammesso (e non lo credo affatto) che sia il giudizio di merito a legittimare il sessismo, avreste dovuto tacere ogniqualvolta veniva sfiorata l’angelica Maria Elena Boschi con tutti gli errori che ha collezionato nella sua esperienza di ministro delle Riforme. O no?

Buon proseguimento, ne avete ancora tanta di strada da fare per raggiungere, non dico il traguardo della parità di genere, ma quello del rispetto, anche, delle donne che non vi assomigliano. Adelante!

Ps. Finito di scrivere vedo che a L’Aria che Tira c’è ospite Fabrizio Rondolino che sul suo profilo Facebook ha postato la prima pagina di Libero commentando: “Dov’è lo scandalo? Chi la fa l’aspetti”. Lo scandalo è che lui venga invitato in tv e nessuno gli chieda conto di parole così vergognose soprattutto per chi come lui scrive su quel che resta del giornale fondato da Antonio Gramsci.