Lo scandalo pedofilia nella Chiesa veronese, dilagato anche in Argentina in seguito all’arresto di un sacerdote italiano accusato di abusi sui minori, è finito sul tavolo del procuratore facente funzioni di Verona, Angela Barbaglio. Con un esposto e numerosi allegati, la rete nazionale L’Abuso ha chiesto alla magistratura di accertare eventuali “responsabilità omissive” del vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, nelle vicende che hanno riguardato i sacerdoti della sua diocesi. Secondo la denuncia firmata dal presidente dell’associazione Francesco Zanardi, nei confronti del vescovo di Verona potrebbero emergere gravi responsabilità se venisse stabilito che don Nicola Corradi, arrestato il 26 novembre scorso in Argentina, ricade sotto la sua giurisdizione essendo stato ordinato sacerdote a Verona. “L’abuso” chiede anche di indagare sulla presunta contraffazione dei documenti consegnati alla Commissione d’inchiesta del Vaticano, denunciata a ilfattoquotidiano.it dall’ex allievo del Provolo, Gianni Bisoli.

Due analoghe denunce sono state inviate anche ai pm argentini Fabricio Sidoti e Fernando Cartasegna, che indagano sulle violenze commesse nelle sedi argentine dell’Istituto Provolo, a Mendoza e La Plata, dov’è stato trasferito da Verona ancora negli anni Sessanta. Qui don Corradi è accusato di violenze su minori sordomuti avvenute a partire dal 2007. Il nome del sacerdote era noto da tempo alle gerarchie ecclesiastiche. Come ricordato anche nell’esposto, il ruolo di Corradi compariva già nelle denunce firmate nel 2009 dagli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona insieme a quello di altri due sacerdoti veronesi residenti in Argentina. E su quei nomi forniti dagli ex allievi dell’istituto religioso, il vescovo Zenti aveva assicurato di aver condotto un’indagine “rigorosissima”, passando al setaccio “ogni carta presente negli archivi della Curia e del Provolo”. Per ammissione dello stesso presidente della Commissione d’inchiesta istituita dal Vaticano, l’ex giudice Mario Sannite, la figura di Corradi però non fu approfondita – ha dichiarato il magistrato al Corriere di Verona – perché ormai il prete “risultava già fuori dall’Italia”.

Questa posizione però sarebbe ampiamente superata nell’ipotesi in cui anche i sacerdoti veronesi residenti in Sudamerica ricadano sotto la giurisdizione della diocesi di Verona. Una tesi supportata dal fatto che persino diversi sacerdoti argentini del Provolo, che dipenderebbe dalla “casa madre” di Verona, sono stati ordinati sacerdoti nella città scaligera proprio dal vescovo Zenti. Per la Rete “L’Abuso”, secondo cui spesso i sacerdoti inviati in trasferta all’estero anche per molti anni restano incardinati nella diocesi di appartenenza, esiste la concreta possibilità che la Chiesa di Verona fosse a conoscenza da anni delle perversioni dei preti poi denunciati in Italia e in Argentina. E che non abbia fatto nulla per impedire che nuovi abusi sui bimbi sordomuti venissero commessi in Sudamerica, dove già si contano almeno altre 60 vittime dell’Istituto Provolo.

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