Il 7 giugno, dopo quasi quattro anni di prigionia, un tribunale dello stato di Sinaloa, in Messico, ha ordinato la scarcerazione di Yecenia Armento Graciano. Questa donna, madre di due figli, era stata arbitrariamente arrestata dalla polizia investigativa il 10 luglio 2012; picchiata, quasi asfissiata e violentata nel corso di 15 ore di torture, era stata costretta a “confessare” il coinvolgimento nell’omicidio del marito.

In Messico la tortura è del tutto fuori controllo. Tra il 2000 e il 2013, la Commissione nazionale dei diritti umani ha ricevuto oltre 7000 denunce nei confronti di funzionari federali. Probabilmente molte altre denunce saranno state presentate alle commissioni dei diritti umani a livello statale, ma non esistono dati ufficiali a riguardo. A fronte di quel numero spaventoso, sono state emesse solo sette condanne per tortura a livello federale e cinque a livello statale.

Quella di Yecenia è una delle pochissime buone notizie del 2016 sulla tortura.

Sono passati 32 anni da quando, il 10 dicembre 1984, l’Assemblea generale delle Nazioni unite ha adottato la Convenzione contro la tortura. Quel testo è rimasto un pezzo di carta. Il numero dei paesi in cui la tortura viene praticata è solo lievemente inferiore a quello dei paesi che hanno ratificato la Convenzione, impegnandosi a prevenire e punire la tortura: 122 su 141.

2016, un altro anno in salita per i diritti umani. La tortura? In Italia manca una legge

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