Liste d’attesa, perché i risultati “positivi” del governo considerano solo una parte delle prestazioni: “Monitorato solo il 3% dei Lea”
Il governo ha ben poco da festeggiare sulle liste d’attesa. Analizzando i dati contenuti nel documento pubblicato da Agenas, emerge che il bollettino riporta in realtà un quadro parziale del fenomeno, senza restituire appieno le difficoltà affrontate quotidianamente dai cittadini. I numeri “positivi” su cui si è concentrato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, non tengono conto delle numerose prestazioni non erogate dal Servizio sanitario nazionale. Come sottolineato da Marcello Crivellini, docente di analisi e organizzazione di sistemi sanitari al politecnico di Milano e consigliere generale dell’associazione Luca Coscioni, una quota rilevante delle prescrizioni va persa, poiché le persone, probabilmente sconfortate di fronte alle lunghe attese, decidono di rinunciare a esami e visite, o ricorrono al privato. E a questo si aggiunge il tema dei Lea, i livelli essenziali di assistenza, denunciato dal Pd: la Piattaforma nazionale per l’osservazione delle liste di attesa tiene conto di solo 55 prestazioni specialistiche ambulatoriali sulle 2.108 comprese nei Lea, pari al 2,61% del totale.
Il problema della parzialità dei dati era emerso già subito dopo la pubblicazione del documento. Basti pensare che il monitoraggio è iniziato a gennaio 2025 e nei primi mesi, quando il sistema era in rodaggio, diverse Regioni non avevano ancora la possibilità di inviare dati completi. A questo si aggiungono le precisazioni di Crivellini, che sottolinea come il rapporto non abbia tenuto conto delle prescrizioni perse per strada: “Se vengono misurate solo le prestazioni effettivamente erogate, gli indicatori sul rispetto dei tempi rischiano di descrivere solo una parte della realtà”, commenta. “Nel documento del 29 maggio 2026 – prosegue – Agenas rilevava che, confrontando il numero delle ricette emesse con quello delle prestazioni effettivamente erogate dal Servizio sanitario nazionale, emerge una significativa differenza“. Secondo il docente, si tratta di un fenomeno che riguarda quasi la metà delle prescrizioni, sia per le visite specialistiche sia per la diagnostica. “Riteniamo urgente e necessario – conclude Crivellini – approfondire il significato di questi numeri e comprendere quale sia il destino delle prescrizioni che non si traducono in prestazioni del Servizio sanitario nazionale”.
Anche l’opposizione ha ridimensionato i proclami del governo Meloni sui numeri diffusi da Agenas, rimarcando che si tratta di una “fotografia incompleta”, visti i limiti del sistema nazionale di monitoraggio. Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in Commissione Affari Sociali della Camera, e Marina Sereni, responsabile nazionale Salute del Pd, denunciano che la Piattaforma nazionale delle liste d’attesa monitora oggi appena 55 prestazioni specialistiche ambulatoriali sulle 2.108 comprese nei Lea. Di fatto, vengono prese in esame meno del 3% delle prestazioni e dei servizi essenziali che l’Ssn è tenuto a garantire per legge a tutti i cittadini. “Significa che il Governo – commentano – sta valutando le performance del Servizio sanitario su una base di dati parzialissima, che non tiene conto della distribuzione delle classi di priorità tra i territori, dei volumi reali di attività, dei percorsi di tutela per chi non riceve la prestazione nei tempi massimi”. Per questo le due esponenti dem hanno depositato un’interrogazione a Schillaci, chiedendo una revisione strutturale della Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, in modo da “restituire finalmente ai cittadini uno strumento trasparente, completo e omogeneo”.
E persino nelle file della maggioranza c’è chi contesta la narrazione di Schillaci. Quella dem, infatti, non è l’unica interrogazione depositata al ministro della Salute. Daniela Ternullo, vicepresidente del gruppo di Forza Italia al Senato, ha chiesto all’ex rettore di Tor Vergata di fare il punto sull’attuazione del nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2026-2028, sollecitando inoltre interventi mirati in favore della Regione Sicilia, che dai monitoraggi dell’Agenas risulta in ritardo rispetto agli standard nazionali. Nell’interrogazione, la parlamentare chiede al ministro quali iniziative intenda attivare per supportare le Regioni in difficoltà nell’attuazione del Piano, con particolare attenzione al rafforzamento della piattaforma nazionale di monitoraggio e all’interconnessione dei sistemi sanitari regionali. “I dati del primo semestre 2026 ci dicono che la Sicilia ha erogato il 71,9% degli esami diagnostici contro il 75,9% dello stesso periodo del 2025, e il 79,7% delle prime visite contro l’87,2% dell’anno scorso. Siamo al di sotto della soglia di garanzia nazionale e questo è un segnale che non possiamo sottovalutare”, afferma la senatrice siracusana, che mette le mani avanti: nessuna polemica interna al centrodestra, bensì “la volontà di trovare insieme soluzioni efficaci”. Excusatio non petita?