Michael Jordan vince la sua battaglia contro un marchio di abbigliamento sportivo cinese. La Corte suprema di Pechino ha in parte accolto il ricorso dell’icona americana del basket contro la società Qiaodan per uso improprio del suo nome. La massima autorità giudiziaria della Cina ha stabilito che “Qiaodan”, che è la traduzione in cinese di Jordan, ha violato i diritti dell’ex stella dei Chicago Bulls e le disposizioni della legge sui marchi. Il marchio sarà dunque revocato. Ma la corte ha anche stabilito che Jordan non ha i diritti esclusivi per l’uso della parola in Pinyin, il sistema che permette di scrivere il cinese con le lettere dell’alfabeto latino. Quindi non è più possibile scrivere il nome “Jordan” in caratteri cinesi sui prodotti, ma si può continuare a scrivere “Qiaodan”, utilizzando il cinese con le lettere dell’alfabeto latino.

Si chiude così una vicenda cominciata cinque anni fa, quando Michael Jordan aveva accusato Qiaodan Sports di uso non autorizzato del suo nome e della sua identità, presentando ricorso per revocare i marchi in discussione. I giudici cinesi avevano però respinto il suo ricorso, sulla base del fatto che la parola cinese “Qiaodan” è la traduzione di un nome comune e non necessariamente si riferisce solo all’ex giocatore di basket. Jordan ha deciso allora nel 2015 di fare appello alla Corte suprema, che ha accolto il  ricorso sulla base del diritto processuale amministrativo. Sono state revocate le precedenti decisioni, mentre è stata confermata la sentenza originale per quanto riguarda l’uso della parola in Pinyin.

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