Al referendum connesso alla riforma costituzionale, il “no” non ha semplicemente vinto. Ha trionfato su tutta la linea, con punteggio tennistico. Ha vinto e stravinto.

Quasi il 69%: questo il dato relativo all’affluenza alle urne alle ore 23, con oltre il 68% degli italiani che si sono recati a votare per il referendum costituzionale. Si tratta – hanno rilevato gli esperti – di un dato in linea con quelli delle 19 e delle 12, quando avevano espresso il loro voto il 57% e il 20% degli aventi diritto.

La Costituzione italiana è salva, almeno per ora. Sottolineo che è salva per ora, giacché non è difficile prevedere che, nel futuro più prossimo, sarà nuovamente sottoposta ad attacchi e a tentativi di “riforma”, ossia di “distruzione” se vogliamo chiamare le cose con il loro nome e non con l’usuale grammatica rovesciata imposta dalla neolingua liberista.

La posta in palio era ed è altissima: contrariamente alla propaganda falsa e mistificante fatta dal governo e da quel partito governativo che sempre più si rivela mera appendice dell’interesse dell’élite neofeudale e finanziaria, la questione della Costituzione è decisiva. Il capitalismo liberista e desovranizzante, per imporre la norma dell’economia spoliticizzata e del mercato deregolamentato, deve di necessità distruggere – “riformare”, nella neolingua – la Costituzione, in quanto in essa si esprime e si condensa l’essenza dello Stato sovrano democratico italiano.

Deve disarticolare le carte costituzionali per imporre il primato assoluto di enti non democratici come le banche centrali e le agenzie di rating. Ancora, deve annientare la Costituzione dello Stato sovrano per spianare la strada alle scelte non sindacabili dei mercati e delle giunte militari economiche.

Quindi, prepariamoci: il pericolo è, per il momento, scampato. Ma non è difficile prevedere che esso si ripresenterà tra breve, allorché l’élite dei mondialisti della finanza tornerà all’assalto dello Stato e della Costituzione. Occorre, dunque, giubilare per il risultato del referendum e, al tempo stesso, non abbassare la guardia. La battaglia è vinta, ma la guerra prosegue. Quanto all’esito, lo scopriremo solo lottando.

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