Via libera, dopo quasi nove ore di dibattito, all’aumento di capitale da 5 miliardi del Monte dei Paschi di Siena. L’approvazione dei soci è arrivata con il 96% dei voti dei 242 presenti in rappresentanza del 23% del capitale. Per i soci che non aderiranno, e che quindi non vorranno mettere mano al portafogli, comporterà una diluizione, con conseguente perdita di peso all’interno della banca. “E’ un’operazione che non ha precedenti nel mercato italiano e rappresenta un passaggio fondamentale per Mps”, ha commentato l’ad Marco Morelli. Archiviato il voto dell’assemblea, dove i piccoli azionisti non hanno nascosto la delusione, in alcuni casi la rabbia, per la situazione in cui si trovano, costretti a scelte che avrebbero evitato volentieri. Quasi tra l’incudine e il martello, ad esempio, per la conversione dei bond, o ad aprire ancora il portafoglio per aderire all’aumento di capitale per non trovarsi in mano carta straccia al posto delle azioni possedute. E non è la prima volta.

Dopo l’assemblea il cda si è subito riunito per rendere operative le deleghe. I tempi sono stretti: “Il piano va fatto velocemente”, ha detto Morelli. Quindi, Consob permettendo, “lunedì lanceremo il periodo di conversione dei bond in azioni che sarà tenuto aperto per cinque giorni lavorativi, fino a venerdì 2 dicembre. Una volta avuto il riscontro del mercato, potremmo considerare quando aprire la finestra di sottoscrizione delle azioni” per l’aumento di capitale. L’intenzione di Morelli è di lanciare l’operazione il 7 o l’8 dicembre, per chiuderla entro Natale. Fare pronostici sulle adesioni è difficile, dopo che anche alcuni soci storici hanno dichiarato di non aver ancora deciso.

L’assemblea ha dato il via libera anche al nuovo assetto societario, con Alessandro Falciai che ha preso il posto del dimissionario presidente Massimo Tononi e la nomina del sostituto di Falciai in cda, Massimo Egidi. La banca dovrà affrontare anche la nota dolente degli esuberi. La procedura è già partita. Il nuovo piano industriale ne prevede 2600, con la chiusura di 500 filiali. Entro aprile ci sarà l’uscita volontaria di 600 dipendenti, mentre entro la fine di gennaio chiuderanno 175 filiali. Ci saranno anche accorpamenti di aree territoriali: in Toscana toccherà a quelle di Siena e Firenze.

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