Sì o no? Sì! Ehi, cos’avete capito? Non sto parlando del referendum, ma di una cosa molto più importante: il Nobel per la letteratura a Bob Dylan. Certo, a questo punto, su tutto ci si divide fra sì e no. A casa mia, dinanzi all’alternativa fra carne e pesce, ormai votiamo, con vistosi brogli da parte dei miei figli. Semplificazioni mediatiche, soprattutto: abbiamo bisogno di sapere sempre come la pensa uno su tutto, per potergli mettere il like o no. E allora, chiariamo subito: referendum No, ma Dylan Sì. Anzi, assolutamente sì, come dicono gli assicuratori quando tirano a fregarti.

Non voglio indagare sulle ragioni per cui la Reale Accademia Svedese l’ha fatto. Magari non sapevano decidersi fra Don DeLillo e Thomas Pynchon e Philip Roth, e se ne sono usciti con il Menestrello di Duluth, come si diceva una volta. Capisco anche tutte le perplessità: ma come, non l’hanno dato a Borges, perché era di destra, e l’hanno dato a Dario Fo (che il dio degli artisti l’abbia in gloria) e a Robert Zimmerman in arte Dylan perché sono, ognuno a suo modo di sinistra? E se, di questo passo, lo dessero anche a Jovanotti, giusto così, per correggere il tiro?

Capisco tutto e pensosamente m’interrogo. Poi però arriva Alessandro Baricco, il cui più articolato pensiero è riassunto dai media così – cosa c’entra Bob Dylan con la letteratura? – e tutti i miei dubbi spariscono. Allora non si sarebbe mai dovuto premiare Omero, ammesso sia mai esistito, perché magari si accompagnava con la cetra. Oppure, Shakespeare che era un teatrante, e qui l’unico dubbio non è sul teatrante, ma sul fatto che le sue opere potrebbero essere state scritte da un altro, che per caso si chiamava William Shakespeare pure lui. Ma poi, e soprattutto: cosa c’entra Baricco con la letteratura?

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