Edimburgo ci riprova. “Sono determinata a far sì che la Scozia abbia la possibilità di riconsiderare la questione dell’indipendenza e che possa farlo prima che il Regno Unito lasci l’Ue”. Nicola Sturgeon, primo ministro scozzese e leader degli indipendentisti dello Scottish National Party, ha annunciato in un discorso a Glasgow la presentazione entro la settimana prossima di un disegno di legge locale per la convocazione di un secondo referendum sull’indipendenza dal Regno Unito dopo quello perduto nel 2014.

Si tratta di un primo passo legale attraverso il quale Edimburgo si riserverebbe il diritto di chiedere una nuova consultazione in risposta alla Brexit e all’uscita della Gran Bretagna dall’Ue: una prospettiva sulla quale la maggioranza degli elettori scozzesi si è dichiarata contraria il 23 giugno.

Il governo britannico, che a suo tempo diede il via al primo referendum scozzese svoltosi poi il 18 settembre 2014, ha tuttavia fatto ripetutamente sapere di non riconoscere in questa fase il diritto a un voto bis. Sturgeon si è anche rivolta direttamente alla premier britannica, Theresa May: “Se non può o non ci permette di proteggere i nostri interessi all’interno del Regno Unito, allora la Scozia avrà il diritto di decidere, di nuovo, se vuole adottare un cammino diverso”.

Al primo referendum, il 55% degli scozzesi votò per rimanere nel Regno Unito. Allora un fattore importante del voto fu il fatto che la secessione avrebbe comportato di dover rinegoziare l’ingresso nell’Ue. Ma dopo il referendum sulla Brexit è tutto diverso: se l’uscita dall’Ue è stata approvata dal 52% dei britannici, il 62% degli scozzesi ha votato per rimanere.

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