Persino di fronte alla morte non è mancato chi ha voluto rivendicare “il suo Dario Fo”. Per alcuni il migliore è stato il Fo comunista e libertario che denunciava i delitti di Stato e le stragi impunite. Non pochi esaltano l’ultimo Fo ammiratore di Casaleggio e Grillo.
Altri preferiscono il Fo delle origini e le prime rappresentazioni con l’inseparabile Franca Rame.
Altri ancora scelgono il Fo giullare, cantore e reinventore di saghe e racconti popolari.
Come dimenticare lo scrittore, il pittore, l’autore, il promotore di mille eventi, il narratore e divulgatore del nostro patrimonio artistico e culturale?

Dario Fo è stato tutte queste cose e tante altre, e nessuno può e deve tagliare a fette la sua biografia, perché tutti questi momenti della sua vita sono strettamente legati tra loro ed uniti dalla sua infinita voglia di libertà per la quale ha dovuto anche subire censure, emarginazione, campagne di aggressione mediatiche e politiche.

Sino alla fine ha difeso la libertà di satira e di informazione contro i regimi di qualsiasi natura colore politico, confessione religiosa, non a caso la Turchia di Erdogan aveva inserito le sue opere tra quelle non gradite al regime.

Chi ancora crede nei valori dell’articolo 21 Costituzione non può che salutare e ringraziare Dario Fo, non solo e non tanto per le singole stagioni della sua esistenza, ma, anche e soprattutto, per una vita interamente e generosamente spesa dalla parte dei diritti e delle libertà e contro ogni forma di oscurità e di oscurantismo.

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